Il Suonatore Jones

Il Suonatore Jones (Fabrizio De André)

E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare…

Se si parla de “Il suonatore Jones” non si può prescindere dal citare il celebre poeta statunitense Edgar Lee Masters e la sua raccolta di poesie “Antologia di Spoon River”. La canzone chiude infatti l’album di De André “Non al denaro non all’amore né al cielo” (1971) proprio come la corrispondente poesia di Masters è posta a conclusione della suddetta raccolta.

De André si ispira dunque alla raccolta di Edgar Lee Masters, poeta in attività dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima del Novecento, per scrivere le canzoni del suo album. L'”Antologia di Spoon River” contempla 244 poesie e parla di 212 personaggi diversi. De André, nel suo album, prenderà spunto per otto canzoni, ognuna recante la storia di un personaggio raccontata in prima persona dal personaggio stesso.

Prima delle otto canzoni troviamo un ulteriore brano a fungere da introduzione: “La collina”, ispirato alla poesia di Masters “The Hill”, anch’essa posta come prima poesia della raccolta. Ne “La collina” si menzionano diversi personaggi la cui vita si è ormai conclusa e si trovano ora sepolti sotto una collina, che altro non è – nell'”Antologia” – che il cimitero di Spoon River. Quest’ultima è una cittadina immaginaria, ma è anche – nella realtà – un fiume che scorre accanto alla città natale di Masters, Garnett, locata nel cuore degli USA.

Nessuno dei personaggi nominati ne “La collina”, però, troverà posto in nessuna delle otto canzoni, ad eccezione del suonatore Jones, a cui vengono dedicati molti versi già ne “La collina” stessa (sono riportati in fondo a questa pagina sia in traduzione che in originale). Egli è inoltre l’unico personaggio a non restare senza un nome.

Dai versi ne “La collina” sappiamo che Jones è stato un uomo longevo, «che giocò con la vita per tutti i novant’anni», e sembra essere il solo, in questa lunga lista di personaggi, ad aver vissuto una vita che non fosse misera e penosa. «E con la vita avrebbe ancora giocato», infatti. Forse è riuscito ad essere felice proprio perché le sue preoccupazioni non si rivolgevano ai falsi miti a cui la maggior parte delle persone ambiva: non era certo come i generali, che si fregiarono nelle battaglie con cimiteri di croci sul petto, né come i figli della guerra, partiti per un ideale, per una truffa, per un amore finito male.

Jones, piuttosto, offriva la faccia al vento, si rallegrava con il vino, e non si curava di nulla: «non al denaro, non all’amore né al cielo» (o, per dirla con Masters, «nor gold, nor love, nor heaven»). Questo è anche il verso che dà il nome all’album di De André.

Nonostante non sia più in vita, sembra di sentire il suonatore «cianciare ancora delle porcate», dire cose senza senso, probabilmente come conseguenza del vino. Anche le «mangiate in strada nelle ore sbagliate» si riferiscono alla sua allegra sregolatezza. Lo svagarsi tramite l’alcol era per lui così importante e fonte di gioia da spingersi a domandare al mercante di liquore per cosa mai gli potesse servire il denaro ricavato dalle vendite, visto che già possedeva la cosa più bella al mondo («sembra di sentirlo ancora / dire al mercante di liquore: / “tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?”»).

È da notare che, nel mondo di Edgar Lee Masters, Jones è un violinista. La poesia si chiama infatti “Fiddler Jones” (fiddler = violinista), ma la più autorevole traduttrice di quest’opera, Fernanda Pivano, l’ha tradotto come suonatore. Fabrizio De André, invece, tramuterà Jones in un flautista (lo capiamo dal verso «finii con un flauto spezzato» ne “Il suonatore Jones”).

In un’intervista fatta dalla Pivano a De André, quest’ultimo afferma, riguardo “Il suonatore Jones”, che «non c’è dubbio che per me questa è stata la poesia più difficile. Calarsi nella realtà degli altri personaggi pieni di difetti e di complessi è stato relativamente facile, ma calarsi in questo personaggio così sereno da suonare per pure divertimento, senza farsi pagare, per me che sono un professionista della musica è stato tutt’altro che facile. Capisci? Per Jones la musica non è un mestiere, è un’alternativa: ridurla a un mestiere sarebbe come seppellire la libertà. E in questo momento non so dirti se non finirò prima o poi per seguire il suo esempio».

Riguardo la figura del suonatore, per citare ancora De André: «il suonatore di violino (che è diventato per ragioni metriche di flauto) è uno che i problemi esistenziali se li risolve, e se li risolve perché, ancora, è disponibile. È disponibile perché il suo clima non è quello del tentativo di arricchirsi ma del tentativo di fare quello che gli piace: è uno che sceglie sempre il gioco, e per questo muore senza rimpianti».

Ne “Il suonatore Jones”, quest’ultimo rievoca il proprio personaggio, simboleggiante la libertà e il sentirsi vivi. Per dirla con Borsani e Maciacchini, autori dell’opera “Anima salva”, il flautista Jones «è l’unico personaggio che viene chiamato per nome, è l’unico che afferma di aver vissuto una vita lunga e serena, senza nemmeno un rimpianto. Il musicista mostra di saper vedere meglio dell’ottico i messaggi reconditi della realtà; di saper guarire, più del medico, gli animi di chi lo ascolta regalando un sorriso; sa trovare, a differenza del matto, un proprio efficace linguaggio per esprimersi; gusta appieno la vita, come il malato di cuore non ha potuto fare e, cosa più importante, sceglie la libertà o, meglio, sceglie di vederla anche quando non è scritta. E con la vita può essere spezzato anche quello che di materiale lo ha accompagnato: il suo strumento (il violino in Masters, il flauto in De André), perché comunque il suo segno resterà.»

Jones ha la capacità di vedere la bellezza della vita laddove tutti gli altri vedono miseria, tanto da scorgere «in un vortice di polvere», in cui «gli altri vedevan siccità», i movimenti danzanti della gonna di una ragazza, Jenny, che si snodavano dando vita ad un antico ballo, un ballo di tanti anni fa. Questi versi si ispirano a quelli di Masters nell’omonima poesia: «o ti accade di udire un fruscio di gonnelle / come al Boschetto quando ballano le ragazze. / Per Cooney Potter una pila di polvere / o un vortice di foglie volevan dire siccità; / a me pareva fosse Sammy Testa-rossa / quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.». Sammy Testa-rossa diventa Jenny. Cooney Potter è invece un personaggio dell'”Antologia” di Masters, il quale lavora instancabilmente nei campi e non potrebbe vedere che come negativo un evento quale il vortice di polvere, associandolo appunto alla siccità.

Il violinista Jones di Master si chiede come potrà mai dedicarsi a coltivare le terre se i suoni della natura, i cinguettii degli uccelli, il cigolio dei mulini a vento, che per un normale agricoltore sono semplicemente – appunto – ordinaria natura, per lui diventano fonte di ispirazione per la propria inventiva musicale: «Come potevo coltivare le mie terre / – non parliamo di ingrandirle – / con la ridda di corni, fagotti e ottavini / che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa, / e il cigolìo di un molino a vento – solo questo?». Allo stesso modo, il flautista Jones di De André ci dice: «sentivo la mia terra vibrare di suoni / era il mio cuore» (versi ispirati da quelli di Masters «La terra ti suscita / vibrazioni nel cuore: sei tu.»). Non è necessario, dunque, coltivare la terra, se questa terra si trova già nel suo cuore quando egli suona («e allora perché coltivarla ancora? / come pensarla migliore?»).

La vera libertà, per il suonatore deandreano, resta dormiente e passiva («libertà l’ho vista dormire») nelle terre coltivate («nei campi coltivati / a cielo e denaro, a cielo ed amore»), cinte da un filo spinato, che simboleggia la gabbia della libertà stessa («protetta da un filo spinato»). Essa si sveglia invece («libertà l’ho vista svegliarsi») attraverso la musica, nell’atto di suonare («ogni volta che ho suonato») in una qualsiasi circostanza, sia essa un ballo di fanciulle («per un fruschio di ragazze a un ballo») o per un amico poco lucido per il troppo vino («per un compagno ubriaco»).

Quando si ha la musica nel sangue e la si eleva a vocazione della propria vita, tutti lo sanno e tutti vogliono sentire questa musica. E non c’è gioia più grande di questa: «e poi se la gente sa / e la gente lo sa che sai suonare / suonare ti tocca per tutta la vita / e ti piace lasciarti ascoltare». Masters, similmente, ha scritto tra i primi versi della sua poesia: «E se la gente sa che sai suonare, / suonare ti tocca, per tutta la vita.».

Ma anche la vita del suonatore Jones giunge a termine: «finii con i campi alle ortiche», dove le ortiche simboleggiano la morte. Persino il suo strumento, compagno di tutta la vita e tramite dell’atto creativo immortale, si spezza («finii con un flauto spezzato»). Jones è, però, l’unico personaggio che, posto non a caso a chiusura dell’album “Non all’amore né al denaro né al cielo”, può concludere la sua esistenza ed abbandonarsi alla propria fine con «e un ridere rauco, ricordi tanti / e nemmeno un rimpianto».

Testo
IL SUONATORE JONES

In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità
A me ricordava la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa

Sentivo la mia terra vibrare di suoni
era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora?
Come pensarla migliore?

Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro, a cielo ed amore
protetta da un filo spinato

Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze a un ballo
per un compagno ubriaco

E poi se la gente sa
e la gente lo sa che sai suonare
suonare ti tocca per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare

Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco, ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto

Poesia di Lee Masters
FIDDLER JONES

The earth keeps some vibration going
There in your heart, and that is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
What do you see, a harvest of clover?
Or a meadow to walk through to the river?
The wind’s in the corn; you rub your hands
For beeves hereafter ready for market;
Or else you hear the rustle of skirts.
Like the girls when dancing at Little Grove.
To Cooney Potter a pillar of dust
Or whirling leaves meant ruinous drouth;
They looked to me like Red-Head Sammy
Stepping it off, to Toor-a-Loor.
How could I till my forty acres
not to speak of getting more,
With a medley of horns, bassoons and piccolos
Stirred in my brain by crows and robins
And the creak of a wind-mill – only these?
And I never started to plow in my life
That some one did not stop in the road
And take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle –
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.

Traduzione
IL SUONATORE JONES

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
– non parliamo di ingrandirle –
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento – solo questo?
Mai una volta diedi mani all’aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato –
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto

LA COLLINA

[…] Dov’è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant’anni
e con la vita avrebbe ancora giocato?
Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all’amore né al cielo

Lui sì, sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate
Sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore:
“tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?”

THE HILL

[…] Where is Old Fiddler Jones
Who played with life all his ninety years,
Braving the sleet with bared breast,
Drinking rioting, thinking neither of wife nor kin,
Nor gold, nor love, nor heaven?
Lo! he babbles of the fish-frys of long ago,
Of the horse races of long ago at Clary’s Grove,
Of what Abe Lincoln said
One time at Springfield
Traduzione
LA COLLINA

[…] Dov’è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti,
né al denaro, né all’amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
di ciò che Abe Lincoln
disse una volta a Springfield.
data
argomento
Il Suonatore Jones (Fabrizio De André)
51star1star1star1star1star

2 commenti

  1. Sergio Betti ha detto:

    Rileggere un testo di una canzone, ricomprendere meglio il significato e le modifiche progressive della traduttrice, del cantautore, ti riporta sempre e in ogni caso alla profondità delle cose, che non può finire mai perché ci sarà sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Che dire: Masters, Pivano, De André, sono uno spazio umano “magico”. Sì, anche la libertà può essere recintata, ma a me piace immaginarla sempre senza filo spinato intorno.

Lascia un commento