Amen

Amen (Francesco Gabbani)

Il cantautore toscano Francesco Gabbani lo abbiamo conosciuto a Sanremo Giovani 2016 con il brano Amen, scritto dal suo caro amico Fabio Ilacqua, oltre che come vincitore di Sanremo 2017.

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Amen è orecchiabile musicalmente parlando, a volte sembra ripetitiva, quasi incessante come la vita di ogni giorno sulla quale, anzi sulla qualità della quale, bisognerebbe riflettere. Lo stesso Gabbani sembra abbia dichiarato:

Questa canzone è speciale per me perché, dietro al ritmo ballerino e la melodia fresca, si cela l’idea di stimolare una riflessione sul modo di vivere di oggi in cui aspettiamo sempre un miracolo.

Malgrado il testo non sia particolarmente elaborato e a volte anche dissacrante, è evidente la denuncia su svariate dinamiche sociali e la scarsa assunzione di responsabilità della gente, della comunità tutta che sembra affrontare le difficoltà con una sorta di rassegnazione, aspettando appunto che sia un miracolo a risolvere il tutto.

Sembra che si sia perso l’attivismo per lasciare il posto ad una forma di vittimismo: prendiamo atto dei distorti andamenti della vita, li critichiamo, ci piangiamo addosso, e poi, come dice lo stesso cantante, «dimentichiamo tutto con un Amen», aspettando il nuovo giorno.

Alla porta i barbari
nascondi provviste e spiccioli
sotto la coda, sotto la coda, sotto la coda

La prima parte del brano si presta ad una interpretazione attuale. Sembra tanto riferirsi alla incessante immigrazione, ai continui sbarchi di quegli stranieri che noi – che ci riteniamo civili – reputiamo “barbari”, tanto da indurci a mettere al riparo i nostri beni, i nostri tesori.

e i trafficanti d’organi
e le razzie dei vandali
sono di moda, sono di moda, sono di moda

Altro aspetto drammatico e per nulla improbabile, che purtroppo sembra sia ormai «di moda», sono «i trafficanti d’organi e le razzie dei vandali», alle quali ultime assistiamo impotenti.

Un visionario mistico all’università
mi disse «l’utopia ci salverà»

Come far fronte a simili tragedie? Sognando un mondo migliore? Affidandosi alla fede e confidando in essa?

astemi in coma etilico per l’infelicità
la messa ormai è ormai finita, figli, andate in pace
Cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace

Passato il primo momento di sconforto, torniamo alla cosiddetta quiete dopo la tempesta, rimanendo incapaci di opporci a tante negatività e, per l’infelicità, si arriva anche a bere fino ad andare in coma etilico.

E allora avanti popolo
che spera in un miracolo
elaboriamo il lutto con un Amen (Amen)
Dal ricco in look ascetico
al povero di spirito
dimentichiamo tutto con un Amen (Amen), Amen

Si torna a sperare nel miracolo e, così come si elaborano i lutti, si tende a ricominciare daccapo. Tutto torna come prima: il ricco torna a rivestire i suoi panni modaioli, il povero di spirito rimane tale e così via.

Il portamento atletico,
il trattamento estetico
sono di moda, sono di moda, sempre di moda
Ho l’abito del monaco
la barba del filosofo
muovo la coda, muovo la coda, colpo di coda.

Descrive un mondo dissipato dove conta l’estetica in tutti i suoi aspetti, dove anche quando si veste un abito da monaco con la tipica barbetta da filosofo, ci si dà le arie e si danno anche i cosiddetti colpi di coda.

Gesù s’è fatto agnostico, i killer si convertono
qualcuno è già in odor di santità

Il testo della canzone rappresenta i paradossi.

La folla in coda negli store dell’inutilità
L’offerta è già finita, amici, andate in pace

Ritrae uno spaccato di stoltezza e futilità pura, come quando si assiste alla «folla in coda negli store dell’inutilità» solo per accaparrarsi il più moderno dispositivo elettronico.

Cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace

E anche qui, quando «l’offerta è già finita», tutto torna a ripetersi..

E l’uomo si addormentò e nel sogno creò il mondo
Lì viveva in armonia con gli uccelli del cielo e i pesci del mare
e la terra spontanea donava i suoi frutti in abbondanza
Non v’era la guerra, la morte, la malattia, la sofferenza

La canzone si conclude accennando, o forse fantasticando, un mondo diverso, migliore, quello che al momento si può solo sperare come frutto di un sogno, tanto che la descrizione è la seguente.

Poi si svegliò

Peccato che «poi si svegliò», tornando consapevolmente a pensare che «dimentichiamo tutto con un Amen».

Testo
AMEN

Alla porta i barbari
nascondi provviste e spiccioli
sotto la coda, sotto la coda, sotto la coda
e i trafficanti d’organi
e le razzie dei vandali
sono di moda, sono di moda, sono di moda

Un visionario mistico all’università
mi disse «l’utopia ci salverà»
astemi in coma etilico per l’infelicità
la messa ormai è ormai finita, figli, andate in pace
Cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace

E allora avanti popolo
che spera in un miracolo
elaboriamo il lutto con un Amen (Amen)
Dal ricco in look ascetico
al povero di spirito
dimentichiamo tutto con un Amen (Amen), Amen

Il portamento atletico,
il trattamento estetico
sono di moda, sono di moda, sempre di moda
Ho l’abito del monaco
la barba del filosofo
muovo la coda, muovo la coda, colpo di coda.

Gesù s’è fatto agnostico, i killer si convertono
qualcuno è già in odor di santità
La folla in coda negli store dell’inutilità
L’offerta è già finita, amici, andate in pace
Cala il vento, nessun dissenso, di nuovo tutto tace

E allora avanti popolo
che spera in un miracolo
elaboriamo il lutto con un Amen (Amen)
Dal ricco in look ascetico
al povero di spirito
dimentichiamo tutto con un Amen (Amen)

Amen (Amen)
Amen (Amen)
Amen (Amen)

Dimentichiamo tutto con un Amen (Amen)

Amen (Amen)
Amen (Amen)
Amen (Amen)

Dimentichiamo tutto con un Amen (Amen).

E l’uomo si addormentò e nel sogno creò il mondo
Lì viveva in armonia con gli uccelli del cielo e i pesci del mare
e la terra spontanea donava i suoi frutti in abbondanza
Non v’era la guerra, la morte, la malattia, la sofferenza

Poi si svegliò

E allora avanti popolo
che spera in un miracolo
elaboriamo il lutto con un Amen (Amen)
Dal ricco in look ascetico
al povero di spirito
dimentichiamo tutto con un Amen (Amen)

Amen (Amen)
Amen (Amen)
Amen (Amen)

Dimentichiamo tutto con un Amen (Amen)

Amen (Amen)
Amen (Amen)
Amen (Amen)

Dimentichiamo tutto con un Amen (Amen)

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Amen (Francesco Gabbani)
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Bea40

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