E Penso A Te

Non so con chi adesso sei, non so che cosa fai, ma so di certo a cosa stai pensando…

Come le altre canzoni tratte dall’album “Umanamente uomo: il sogno” del 1972, anche questo testo parla di un amore a metà tra il proibito e l’appassionato. Due attributi che, il più delle volte, finiscono per coincidere.

Il testo, come molti altri di Battisti, è stato scritto da Mogol, «nei diciannove minuti di autostrada tra Milano e Como», come egli stesso spiega in questa intervista. Durante il percorso in auto era presente anche lo stesso Lucio: «Eravamo su una macchina piccolissima. Uno guidava. Lucio stava davanti e io dietro. Lucio canticchiava davanti e io trovavo le parole dietro».Originariamente, “E penso a te” fu incisa prima da Bruno Lauzi e poi da Mina e, soltanto successivamente, da Battisti.

Mogol racconta – in questo articolo sul Corriere della Sera – come, durante quel periodo (gli anni Settanta), nelle performance di Battisti si cercasse sempre un escamotage per ricondurlo in qualche modo al fascismo, e narra in particolare questo aneddoto: proprio durante l’esecuzione di “E penso a te”, un gesto della mano è stato volontariamente male interpretato. «Facevamo un programma televisivo in cui alla fine, su sfondo nero, Lucio intonava: “io lavoro, e penso a te/ torno a casa, e penso a te/ le telefono e intanto penso a te…”. A un tratto alzava il braccio teso: si accendevano le luci e gli ospiti della puntata si univano al coro: papapapapà… Era un segnale. Fu interpretato come un saluto romano».

Il testo di questa canzone racconta di un uomo che, intento nelle attività quotidiane, viene inevitabilmente distratto – anzi, quasi rapito – dal pensiero di una donna. Dai primi due versi («io lavoro e penso a te / torno a casa e penso a te») non possiamo esserne sicuri, ma dal terzo diviene evidente che non solo si tratta di una donna, bensì di un’altra donna («le telefono e intanto penso a te»).

Lui, dunque, telefona alla sua compagna, le chiede dove trascorreranno la serata, quando si incontrano le sorride, ma non potrà fare a meno di abbassare gli occhi… e pensare a lei (l’altra). Non sappiamo se si tratta di una donna con cui è effettivamente accaduto qualcosa oppure se è una figura scorta solo una volta e per pochi istanti, verso cui potrebbe essere scattato un colpo di fulmine.

La sua attenzione e i suoi pensieri si spostano, allora, totalmente su quest’altra figura, così irraggiungibile ma vivida nella sua mente e nel suo cuore, e si domanda con chi lei adesso possa trovarsi («non so con chi adesso sei / non so che cosa fai»), quasi a voler sottolineare il proprio intenso desiderio di essere proprio egli stesso la sola compagnia di cui questa donna dovrebbe circondarsi.

Tuttavia, lui lascia intendere di non essere il solo ad avere questi dolci pensieri: lei, infatti, sembra ricambiarli («ma so di certo a cosa stai pensando»). Dunque, se anche fosse solo uno scambio di sguardi a legare i due, il sentimento scaturito pare essere ugualmente intenso da entrambe le parti.

La città sembra all’improvviso troppo grande, troppo confusa, sapendo che al di fuori del proprio misero mondo di quotidianità e di finto amore esiste una creatura che potrebbe essere la propria anima gemella. Lui e la sua donna ideale sono infatti due che non sperano, però si stan cercando: ormai disillusi dalla vita e da relazioni vuote, sanno tuttavia che al di là della porta c’è qualcuno che potrebbe renderli felici.

La serata volge al termine, forse un po’ troppo frettolosamente («scusa, è tardi»), perché lui intanto pensa a lei. Accompagna la propria donna a casa, conoscio di essere rimasto distratto tutta la sera («non son stato divertente»), perché pensava a lei.

Finalmente da solo, al buio, nessuna traccia di sonno imminente si appresta a farsi sentire: l’unico pensiero dopo aver chiuso gli occhi, infatti, è sempre e solo lei.

Esistono versioni di “E penso a te” di molti artisti diversi. Oltre i succitati Bruno Lauzi e Mina, la canzone è stata riproposta anche nel 1971 da Raffaella Carrà, nel 1986 da Ornella Vanoni, nel 2003 da Mietta, nel 2005 da Raf e nel 2009 da Fiorella Mannoia.

Testo
E PENSO A TE

Io lavoro e penso a te
torno a casa e penso a te
le telefono e intanto penso a te
Come stai? E penso a te
Dove andiamo? E penso a te
Le sorrido, abbasso gli occhi e penso a te

Non so con chi adesso sei
non so che cosa fai
ma so di certo a cosa stai pensando
È troppo grande la città
per due che come noi
non sperano però si stan cercando, cercando

Scusa, è tardi e penso a te
ti accompagno e penso a te
non son stato divertente e penso a te
sono al buio e penso a te
chiudo gli occhi e penso a te
io non dormo e penso a te

data
argomento
E Penso A Te (Lucio Battisti)
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