Est-ce que tu m’aimes?

Est-Ce Que Tu M'aimes? (Maître Gims)

Un titolo che per i non-francofoni può sembrare apparentemente complicato, semplicemente significa: “mi ami?”. Meno semplice, tuttavia, si rivela la storia sentimentale di cui parla questo brano: un rapporto che, al di là delle prime scintille, si scopre essere stato sopravvalutato e, forse, persino idealizzato.

Per il cantante congolese – quasi francese, ma non ancora ufficialmente – Maître Gims, questo pezzo si inserisce tra le pillole blu del suo terzo album in studio “Mon coeur avait raison” (tradotto: il mio cuore aveva ragione). L’album, infatti, contiene 26 tracce suddivise tra due dischi, i quali si differenziano per il genere musicale: una metà di brani pop (pilule bleue) ed una di rap (pilule rouge). “Est-ce que tu m’aimes?” si inserisce tra le canzoni pop.

Questa distinzione prende origine dal celebre film di fantascienza “The Matrix” (1999), di cui l’artista è un grande fan. Al protagonsita del film, Neo, viene offerta la possibilità di scegliere se assumere la pillola blu e restare sospeso nell’illusione di realtà che tutti crediamo di conoscere, oppure scoprire cosa si cela al di là del velo, optando per la pillola rossa.

«È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.» (The Matrix)

Il brano di Maître Gims dovrebbe quindi collocarsi nel lato più “chimerico” – blu e pop – del disco, ma appare evidente che il testo è invece un’amara presa di coscienza, e non si adagia affatto sugli allori delle dolci illusioni che spesso caratterizzano le storie d’amore: tutt’altro.

Già dai primi versi è chiaro che i due si sono lasciati: il protagonista dichiara di aver finalmente ripreso a sorridere alla vita, scorgendo la fine del tunnel («j’ai retrouvé le sourire / quand j’ai vu le bout du tunnel») della loro storia. Ciò, però, non lo frena dal tormentarsi: si domanda, infatti, dove il loro rapporto andrà a finire, inseguendo il “gioco del maschio e della femmina” («où nous mènera ce jeu / du mâle et de la femelle?»).

Nei cliché comportamentali dei due sessi si è infatti soliti affermare che la donna tenti in ogni modo di farsi desiderare e lasciarsi “inseguire”, ed è forse a causa di questa dinamica che il cantante si danna, non riuscendo a gestire la cosa e trovandosi in preda all’indecisione di provare a risollevare il rapporto oppure gettare la spugna definitivamente.

L’artista si rammarica ed esprime nostalgia, in quanto consapevole di aver costruito con la sua metà – perlomeno in passato – un rapporto fatto di complicità e superamento dei propri complessi («on était tellement complices / on a brisé nos complexes»). La realtà è che, però, la metà veramente comprensiva della loro storia era lui, in quanto alla controparte bastava fare un cenno, sbatter le ciglia, per ritrovarsi il compagno ai suoi piedi («pour te faire comprendre / t’avais juste à lever le cil»), pronto a fungere da spalla su cui piangere.

Il protagonista avrebbe scalato mari e monti per far felice il suo angelo: metaforicamente, si sarebbe addirittura tatuato l’immagine del suo amore direttamente sotto le palpebre («j’étais prêt à graver ton image / à l’encre noire sous mes paupières»), per poterlo adorare anche “nel sonno eterno”, cioè con gli occhi chiusi e persino dopo la morte («afin de te voir, même dans un sommeil éternel»).

Ma la verità, prima o poi, colpisce come un fulmine a ciel sereno: un giorno ci si sveglia, si guarda al proprio amore e ci si rende conto che, probabilmente, gran parte dell’ammirazione e della stima che si provava così fortemente era dovuta alle cosiddette fette di salame sugli occhi – o qualsiasi altro plausibile insaccato. L’artista apre gli occhi e vede la tempesta: si rende conto che la sua lei non è più la stessa («j’étais censé t’aimer, mais j’ai vu l’averse / j’ai cligné des yeux, tu n’étais plus la même»). O che, magari, non lo è mai stata.

È a questo punto che si domanda se lei lo ami ancora oppure no («est-ce que je t’aime?»). La risposta, invece, la dà su se stesso ed è tristemente onesta: è lui che non sa se la ami oppure no («j’sais pas si je t’aime»). La locuzione “est-ce que” non è traducibile in italiano ed è una modalità di introdurre un quesito in francese.

Una volta compresa la precarietà di questo rapporto, il cantante ammette di aver in un certo senso mentito alla sua lei continuando a dire di amarla («pour t’éviter de souffrir / j’n’avais qu’à te dire “je t’aime”»), ma è chiaro che l’intento non era di prenderla giro. Anzi: farle del male in questo modo equivaleva a farsi del male da solo («ça m’a fait mal de t’faire mal»). Di certo, non avrebbe mai desiderato coscientemente di farla soffrire («je n’ai jamais autant souffert»).

L’escalation d’introspezione del protagonista lo porta a paragonare il suo fidanzamento e, precisamente, il cingere il dito della sua amata con un anello («quand j’t’ai mis la bague au doigt») all’essersi apposto da solo delle manette («j’me suis passé les bracelets»), sottolineando il carattere asfissiante che la relazione stava iniziando ad assumere, e ricordando con riluttanza tutto il tempo in cui ha dovuto sopportare i comportamenti infantili di lei («pendant ce temps, le temps passe / et je subis tes balivernes»).

L’acre conclusione di lui è un altro poetico paragone: spiccare il volo, magari abbagliati da un intenso paesaggio, può fare molto male se non ci si rende conto che, al di sopra della propria testa e dei propri sogni d’amore, si trova in realtà un tetto di vetro con cui, irrimediabilmente, si va a sbattare («je m’suis fais mal en m’envolant / j’n’avais pas vu l’plafond de verre»).

A dire del cantante, la sua lei voleva essere amata a modo proprio ma, tuttavia, questo stesso modo sembrava annoiarla terribilmente: insomma, non era mai soddisfatta («tu me trouverais ennuyeux si je t’aimais à ta manière»).

Il video mostra il cantante all’interno del Museo Guimet (Parigi) mentre intona le note del suo struggersi. Nel frattempo si inseriscono le scene di due coppie, le quali sembrano vivere la loro tranquilla routine, uscendo insieme e condividendo svariate attività, ma lasciando tradire una certa noia e insofferenza attraverso le espressioni del loro volto.

Di tanto in tanto, infatti, le coppie – probabilmente solo nella loro fantasia – si scambiano, e ciò lascia intendere che ciascuno degli amanti nutre il desiderio di conoscere quali sorprese e bellezze la vita potrebbe riservare al di fuori della loro attuale storia d’amore, ormai consunta, svilita dal tempo e resa gretta dalla mancanza d’intesa.

Testo
EST-CE QUE TU M’AIMES?

J’ai retrouvé le sourire
quand j’ai vu le bout du tunnel
Où nous mènera ce jeu
du mâle et de la femelle?
du mâle et de la femelle?

On était tellement complices
on a brisé nos complexes
Pour te faire comprendre
t’avais juste à lever le cil
t’avais juste à lever le cil

J’étais prêt à graver ton image
à l’encre noire sous mes paupières
afin de te voir, même dans un sommeil éternel
même dans un sommeil éternel
même dans un sommeil éternel

J’étais censé t’aimer, mais j’ai vu l’averse
J’ai cligné des yeux, tu n’étais plus la même
Est-ce que je t’aime? J’sais pas si je t’aime
Est-ce que tu m’aimes? J’sais pas si je t’aime

J’étais censé t’aimer, mais j’ai vu l’averse
J’ai cligné des yeux, tu n’étais plus la même
Est-ce que je t’aime? J’sais pas si je t’aime
Est-ce que tu m’aimes? J’sais pas si je t’aime

Pour t’éviter de souffrir
j’n’avais qu’à te dire “je t’aime”
Ça m’a fait mal de t’faire mal
je n’ai jamais autant souffert
je n’ai jamais autant souffert

Quand j’t’ai mis la bague au doigt
j’me suis passé les bracelets
Pendant ce temps, le temps passe
et je subis tes balivernes
et je subis tes balivernes

J’étais prêt à graver ton image
à l’encre noire sous mes paupières
afin de te voir, même dans un sommeil éternel
même dans un sommeil éternel
même dans un sommeil éternel

J’étais censé t’aimer, mais j’ai vu l’averse
J’ai cligné des yeux, tu n’étais plus la même
Est-ce que je t’aime? J’sais pas si je t’aime
Est-ce que tu m’aimes? J’sais pas si je t’aime

J’étais censé t’aimer, mais j’ai vu l’averse
J’ai cligné des yeux, tu n’étais plus la même
Est-ce que je t’aime? J’sais pas si je t’aime
Est-ce que tu m’aimes? J’sais pas si je t’aime

J’sais pas si je t’aime
J’sais pas si je t’aime

Je m’suis fais mal en m’envolant
j’n’avais pas vu l’plafond de verre
Tu me trouverais ennuyeux si je t’aimais à ta manière
si je t’aimais à ta manière
si je t’aimais à ta manière

J’étais censé t’aimer, mais j’ai vu l’averse
J’ai cligné des yeux, tu n’étais plus la même
Est-ce que je t’aime? J’sais pas si je t’aime
Est-ce que tu m’aimes? J’sais pas si je t’aime

J’étais censé t’aimer, mais j’ai vu l’averse
J’ai cligné des yeux, tu n’étais plus la même
Est-ce que je t’aime? J’sais pas si je t’aime
Est-ce que tu m’aimes? J’sais pas si je t’aime

J’sais pas si je t’aime
J’sais pas si je t’aime

Traduzione
MI AMI?

Ho ritrovato il sorriso
quando ho visto la fine del tunnel
Dove ci porterà questo gioco
del maschio e della femmina?
del maschio e della femmina?

Eravamo talmente complici
da aver spezzato i nostri complessi
Per farti capire
ti bastava alzare il ciglio
ti bastava alzare il ciglio

Ero pronto ad incidere la tua immagine
con l’inchiostro nero sulle mie palpebre
soltanto per vederti, anche in un sonno eterno
anche in un sonno eterno
anche in un sonno eterno

Avrei dovuto amarti, ma ho visto la tempesta
Ho strizzato gli occhi, non eri più la stessa
Mi ami? Io non so se ti amo
Mi ami? Io non so se ti amo

Avrei dovuto amarti, ma ho visto la tempesta
Ho strizzato gli occhi, non eri più la stessa
Mi ami? Io non so se ti amo
Mi ami? Io non so se ti amo

Per evitarti di soffrire
non potevo che dirti “ti amo”
Mi ha fatto male farti del male
non ho mai sofferto così tanto
non ho mai sofferto così tanto

Quando ti ho messo l’anello al dito
mi sono messo le manette
In questo frattempo, il tempo passa
ed io subisco i tuoi capricci
ed io subisco i tuoi capricci

Ero pronto ad incidere la tua immagine
con l’inchiostro nero sulle mie palpebre
soltanto per vederti, anche in un sonno eterno
anche in un sonno eterno
anche in un sonno eterno

Avrei dovuto amarti, ma ho visto la tempesta
Ho strizzato gli occhi, non eri più la stessa
Mi ami? Io non so se ti amo
Mi ami? Io non so se ti amo

Avrei dovuto amarti, ma ho visto la tempesta
Ho strizzato gli occhi, non eri più la stessa
Mi ami? Io non so se ti amo
Mi ami? Io non so se ti amo

Io non so se ti amo
Io non so se ti amo

Mi sono fatto male spiccando il volo
non avevo visto il soffitto di vetro
Mi trovavi fastidioso se ti amavo a modo tuo
se ti amavo a modo tuo
se ti amavo a modo tuo

Avrei dovuto amarti, ma ho visto la tempesta
Ho strizzato gli occhi, non eri più la stessa
Mi ami? Io non so se ti amo
Mi ami? Io non so se ti amo

Avrei dovuto amarti, ma ho visto la tempesta
Ho strizzato gli occhi, non eri più la stessa
Mi ami? Io non so se ti amo
Mi ami? Io non so se ti amo

Io non so se ti amo
Io non so se ti amo

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