Mon amour – Annalisa

“Mon amour” è una canzone che ha fatto molto parlare di sé non solo per il ritmo coinvolgente e il gran successo ottenuto, ma anche per il testo che, in alcune strofe, non risulta chiaro a chi si riferisca (si è cercato spesso di dipanare la matassa di «lei che bacia lui, che bacia lei, che bacia me»).

Oltre questa contorsione dei versi, un altro elemento che salta all’occhio è che, per ammissione della cantante stessa, il brano parla di un amore finito, cosa che può non risultare subito evidente ascoltando il testo della canzone.

«[Parla di un amore finito], sì, ma in tutte le mie canzoni ci sono diversi strati di profondità. Si può trattare della fine di una relazione e di quello che succede dopo una delusione sentimentale. Ma vale per tutto. Anche per la vita in generale, per un progetto in cui riponi energia, fiducia e volontà e poi le aspettative rimangono completamente deluse. Sono i cicli della vita. Fallimento. Ripartenza. Altra delusione. Cambiamento. Evoluzione. Un ciclo che si ripete».

 

Annalisa

Fonte: Corriere della Sera

Dando uno sguardo al video, il vero significato sembra forse palesarsi un po’ di più. Le scene infatti mostrano Annalisa in una discoteca in cui tutti ballano e si divertono, probabilmente anche all’eccesso.

Il tempo però sembra essersi fermato e tutti sono immobili, cristallizzati come in un fermo-immagine, con espressioni vuote e quasi senz’anima. Lei non partecipa a questo bachetto di piaceri, anzi, osserva le persone attorno a sé solo da spettatrice, nonché come unico personaggio che non è stato colto da questo strano incantesimo di immobilità, come se non appartenesse a quel luogo.

Alla fine del video, la cantante mette via gli abiti “da serata” e la parrucca, tornando a una versione di sé meno artefatta.

Tutto ciò spiega un po’ meglio il contrasto tra il testo apparentemente disinibito e il significato che invece l’artista ha voluto dare al brano. In un certo senso, quando si cerca di riprendersi da una cocente delusione, si va in cerca di esperienze anche estreme e che non fanno parte della propria natura, per poi rendersi pian piano conto che non è per forza necessario perdersi per ritrovarsi.

Ogni delusione ti trasporta in un limbo che ti aiuta alla ricerca di te stesso: provi a capire, poi ignori, poi te ne freghi, poi stai di nuovo male, un giorno ti svegli e sei pronta a riprovare. […] Perché per ripartire ci vuole tempo, devi essere pronta e allora nell’attesa sospendi te stessa in una sorta di limbo, finché non ti ritrovi».

 

Annalisa

Fonte: Corriere della Sera

Il testo inizia così:

Quindi ci piacciamo oppure no?
Sangue nella dance floor, ci ballerò
Anche se è soltanto un altro stupido
sexy boy, sexy boy
Io ci sto

La protagonista incontra qualcuno sulla pista da ballo (dance floor), disponendone come fosse l’ennesima avventura usa e getta: «quindi ci piacciamo oppure no?», vuole sapere senza mezze misure.

Nonostante sia consapevole che la persona che ha davanti non le interessi realmente («anche se è soltanto un altro stupido sexy boy»), decide comunque di passarci insieme la serata, pur di non pensare ad altro.

E domani non lavoro quindi
ce ne stiamo distesi
sopra i soldi già spesi
Colazioni francesi
con gli avanzi di ieri
Se non lo facciamo me lo immagino

Si prospetta un altro giorno trascorso a cercare di annebbiare la propria mente dal pensiero fisso della delusione, distraendosi con lussi di vario tipo (anche solo immaginati) e con una compagnia qualsiasi.

Dovrei, non dovrei dirti che
ho visto lei che bacia lui
che bacia lei che bacia me
Mon amour, amour
Ma chi baci tu?

Nei vari ambienti che frequenta, la protagonista ha potuto osservare ogni genere di interazione, in cui gli individui dispongono dei vari incontri come se ciascuno fosse sostituibile immediatamente da qualcun altro, dunque vivendo brevi rapporti senza alcuna profondità.

Alla fine, però, il suo pensiero va comunque ala persona per cui sta davvero soffrendo, chiedendosi: «ma chi baci tu?».

Io farò una strage stasera
Ballo tra le lampade a sfera
Lei piace sia a me che a te

Nonostante il dolore interiore si faccia sentire, lei decide comunque di non farci troppo caso e di buttarsi di nuovo nella mischia, unendosi al coro delle frivolezze e cercando anche per sé un “sostituto”.

Disperata e anche leggera
Vengo per rubarti la scena
Ehi garçon, ho un’idea

La cantante si sente disperata e leggera al tempo stesso, ovvero sente il peso lacerante della sua ferita ma, al tempo stesso, in quel momento si comporta come se fosse la persona con meno pensieri al mondo, amalgamandosi con l’ambiente circostante.

Lei, un movimento tecnico
Lui, un sorso con l’arsenico
Io rimango sola come minimo

Tra chi si dà in pista da ballo sfoderando le proprie movenze e chi invece si ubriaca al punto da intossicarsi, alla fine la cantante decide di rimuoversi da tutto ciò e accettare consapevolmente la sua attuale condizione di persona lasciata sola con se stessa, che deve elaborare il lutto della propria delusione.

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