Riccardo Fabbriconi, in arte Blanco, è un cantautore italiano di appena 18 anni.

Blanco, cresciuto ascoltando Battisti, Dalla e Pino Daniele (influenza musicale del padre), ha chiaro il concetto di poesia in musica e, in questo brano, che si presenta molto profondo e particolarmente toccante, mette a fuoco le sue emozioni e i suoi intensi sentimenti.

Ha iniziato a scrivere molto presto: aveva solo 14 anni, ed è stato per fare colpo su una ragazza. Poi ha continuato e, a soli 18 anni, ha già un successo strepitoso:

“Avevo scritto un pezzo per una ragazza pensando che sarebbe stato un brano solo, legato a quell’occasione. Poi mi sono appassionato, ci ho preso la mano e non mi sono fermato”.
—Blanco

Fonte: Red Bull

Blu Celeste presenta un’ambiguità e una duplice interpretazione, giacché nella canzone il nome femminile “Celeste” viene associato a una figura maschile fraterna.

Il cantante dedica queste parole a una persona scomparsa a lui molto cara, della quale non dice nulla. Sembra vi fosse legato da un affetto fraterno, ma il chiaro riferimento al nome Celeste tatuato sul suo ventre lascia adito a diverse interpretazioni.

Infatti, alla domanda: Blu Celeste a chi è dedicata?”, Blanco risponde:

“Mi piacerebbe che tutti potessero dedicarla a una persona cara che non c’è più. Senza dire a chi la dedico io. Ho anche tatuata la parola Celeste sulla mia pancia”.
—Blanco

Fonte: Billboard Italia

Toccare il tema della morte non è mai semplice, ancor meno metabolizzare il triste evento, sopportarne il distacco, il senso di abbandono e la forte tristezza che ti pervade.

Farlo in una canzone è ancora meno semplice, a meno di non risultare lezioso, ma Blanco è riuscito a poetizzare anche il concetto di morte.

Quando il cielo si fa blu
penso solo a te.
Chissà come stai lassù:
ogni notte
è blu celeste.

Quando arriva la notte e ci si ritrova con i propri pensieri, ci assalgono i dubbi e si fanno spazio le domande.

Blanco, rivolgendosi a qualcuno che non c’è più, gli fa sapere che lo pensa e si chiede anche come sta adesso che non è più nel mondo terreno. Per lui ogni notte il cielo è blu celeste, come se portasse il nome della persona scomparsa e a lui tanto cara.

Il cielo è blu come il tuo nome,
blu come l’inchiostro di ‘sta penna
che scrive parole senza pensarle.

Continua a soffermare la sua attenzione sulla parola “blu”. Dà il colore di quel nome al cielo di notte e all’inchiostro della penna che scrive il testo della canzone quasi a ruota libera, come liberandosi di ciò che lo attanaglia.

E io non posso starne senza,
ho la ragione che rallenta
ogni mio senso di colpa,
e non c’è un mostro che la tolga da me.
E mi metterò al riparo
mentre imparo ad accettarlo,
che se il tempo lo ha già fatto
ora sei un mio ricordo.

Non può fare a meno di scrivere, non può evitare di non pensare, sente di avere molti sensi di colpa che vorrebbe allontanare da sé con tutte le sue forze. A volte lo dominano, ma deve trovare una soluzione, e l’unica è quella di custodire questo ricordo iniziando a elaborare quel lutto che il tempo potrà mitigare ma mai cancellare.

Un mio ricordo immaginario
del fratello che vorrei,
nato nel mese di acquario:
sarei il pesce e tu lo squalo.

L’artista risulta tanto legato a questa persona, che nel suo immaginario vede come un fratello maggiore, che in realtà non ha avuto in quanto figlio unico.

Anche il fratello sarebbe nato nel suo stesso mese, febbraio, tanto da avere lo stesso segno zodiacale (acquario, il cui simbolo è tatuato sopra il suo gomito destro).

Considerando il “fratello” come più grande e dunque più forte, descrive se stesso come un pesce e l’altro come uno squalo, capace di difenderlo.

Siamo grandi per sognare.
Tu saresti maggiorenne,
io ormai sono un sedicenne,
vado per i diciassette:
festeggerò da solo
un altro compleanno di m***a.

Blanco, in questa canzone, si dice sedicenne, dunque l’avrà scritta qualche anno prima, visto che ora ha 18 anni e ricorda il suo compleanno che trascorrerà da solo, come forse ormai avviene da diverso tempo.

Avevo un peso dentro,
un peso da levare.
Ci ho messo un pezzo a raccontarti,
sotto le luci di questa camera,
tutto un disastro:
doveva essere tutto perfetto.

Tipo luci spente vorrei scriverti al buio,
tipo luglio,
tipo scriverti senza volerlo,
tipo bisbiglio,
tipo buio,
al buio.

Si rende conto che, scrivendo questa canzone sulla scomparsa della persona a lui cara, è come se avesse assolto a una sua esigenza e si fosse tolto un peso.

Sembra ci abbia messo un po’ a ultimare il testo, ma alla fine risulta soddisfatto, malgrado inizialmente lo considerasse un disastro.

Descrive questa scrittura un po’ travagliata, tra bisbigli per trovare le parole giuste, parole sconnesse e pensieri scomposti, ma riesce nel suo intento di riprodurre un’inquietudine.

Il video rappresenta l’introspezione di Blanco, quell’introversione che si è fatta spazio durante il lockdown che il cantante, così come tutti e maggiormente i ragazzi della sua età, hanno vissuto in modo restrittivo e dunque innaturale.

Dei suoi video dall’atmosfera cupa che quasi disturba lo spettatore, Blanco dice:

“Perché disturbarlo [lo spettatore]? Più che altro io voglio smuovere il mio pubblico, creare in lui delle reazioni e delle emozioni”.
—Blanco

Fonte: Billboard Italia

Quasi proteso al cielo nella notte buia, Blanco si presenta in mutande e urla al cielo tutta la sua amarezza.

Perché la scelta di apparire spesso a torso nudo e in mutande?

“Non è stata assolutamente una scelta strutturale. Io vado spesso in giro in mutande in casa perché questo sono io”.
—Blanco

Fonte: Vanity Fair

Sembra quindi sia una sua particolare peculiarità:

Nel video, quell’essere confinato dentro un cerchio di fuoco potrebbe simboleggiare uno stato d’animo chiuso, circoscritto, che gli impedisce di uscirne se non a costo di farsi male.

Quando scivola nel fango e vi si rotola dentro annaspando per cercare di mettersi in salvo, sembra che sia aggredito da tutti i suoi sensi di colpa, boccheggiando per prendere fiato come se si sentisse sopraffatto.

Dando la schiena, si legge chiaramente una data scritta in verticale lungo la spina dorsale: 1955. Nulla si sa di questo dettaglio (che non sia la data di nascita della persona a lui cara?), mentre sono noti gli altri suoi tatuaggi in giro per il corpo e facilmente visibili, come per esempio la scritta “Celeste” e l’angelo con sotto la sua data di nascita, 2003:

“L’angelo che ho sul petto invece sono proprio io. Mi rappresenta perché ha la corona di spine come me che ho un lato veramente marcio. Ma è buono, io comunque sono un bravo ragazzo, non una testa di c***o. Va bhe, dipende”.
—Blanco

Fonte: RivistaStudio

Colpisce nel video la sua trasformazione: passa da uno stadio travagliato, in cui è quasi nudo e si divincola per uscire da una situazione di sconforto, a una sorta di serenità quando vede una piccola luce che si sposta, come a indicargli la strada e, mentre lui la segue per cercare di raccoglierla, tutto intorno diventa più luminoso e verde, naturale.

È come se avesse trovato una pace interiore e avesse compreso di non essere solo, di avere quella compagnia tanto desiderata ancora presente nella sua vita, in una diversa dimensione, ma presente, ancor più quando si adagia tra i rami di un albero che lo accolgono come in un abbraccio.

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