L’estro artistico del compositore e rapper Silvano Albanese si è inizialmente espresso disegnando graffiti per le strade di Roma firmandoli Coez, pseudonimo scelto anche per la sua carriera musicale intrapresa solo successivamente e nella quale riscuote ampi successi. La sua musica ha carattere, una spiccata identità, spaziando molto tra generi diversi e riuscendo a trovare sempre il giusto equilibrio.

Di recente è uscito il suo singolo Come nelle canzoni. Su Instagram l’artista ha scritto:

«Usatela sempre ma soprattutto quando siete a pezzi. A me ha fatto bene».
—Coez

Fonte: Donne sul web

Dei suoi scritti e delle difficoltà a volte presentatesi nella loro elaborazione, il cantante ha detto:

«È circa un anno che sto scrivendo per il nuovo album. Più volte ho pensato di avere il disco praticamente in mano, ma dopo un po’ capivo che alcuni pezzi nonostante fossero belli mi suonavano come robe già dette, o comunque dette meglio in altre canzoni. Ora dovrei esserci, dovrei essere arrivato ad una conclusione, almeno per la scrittura, anche se spero sempre nell’ultima bomba, quella inaspettata che effettivamente mi capita quasi sempre».
—Coez

Fonte: All Music Italia

Il contenuto della canzone è tenero e romantico, tendente a tratti a rappresentare spaccati di vita trascorsa dal cantante in ambienti insidiosi e periodi difficili e, conformemente al suo stile libero e trasparente, Coez non ne fa mistero e racconta così la sua esperienza.

Con te ho imparato il termine
“mancarsi”,
perdersi davvero senza ritrovarsi
nella notte brilli anche da cento passi.
Io mi incazzo e ridi, ma con gli occhi bassi
guardarti è un po’ come guardare indietro.

È chiaro il riferimento a una ragazza, un amore che nel corso della canzone si scopre finito. E, come tutte le cose che si concludono, la nostra mente dà spazio ai ricordi e alla nostalgia.

Lei è stata talmente importante da fargli sentire la sua mancanza, un’assenza che lui ha subìto tanto, che lo ha fatto smarrire. Era il suo punto di riferimento: ai suoi occhi brillava di luce propria, illuminava la notte anche da lontano e questo lo faceva arrabbiare, un atteggiamento che invece in lei provocava una risata sommessa. Rivolgendo il pensiero a lei è come tornare indietro nel tempo, dove tutto è distintamente autentico.

E canto i Beastie Boys nella metro,
tutti i miei sogni dentro un superattico,
Non ci pensavo su nemmeno un attimo
a fare a meno di te.

Ricorda con piacere e trasporto il periodo che l’ha visto felice insieme a lei, quando per la gioia cantava spensierato in metro le canzoni della band rap Beastie Boys e pregustava di godersi il suo superattico con lei. Quello era il periodo in cui era lontana da lui l’idea di fare a meno di lei: niente e nessuno li avrebbe mai separati.

L’amore con i finestrini chiusi,
i corpi fra i sedili confusi,
farlo fingendo d’essere due sconosciuti.
E adesso che nemmeno mi saluti,
amore, v********o.
Da ragazzino mi reggevi il fumo,
mi leggevi dentro come nessuno,
e forse è vero che ne ho fatte di cazzate,
però t’ho amato sempre,
te lo giuro.

Rivede i loro momenti di passione consumati sui sedili in auto, fantasticando di essere dei perfetti sconosciuti per sollecitare i loro desideri e, dopo tutto questo, ora lei non gli rivolge più nemmeno il saluto, quasi lo ignora.

Continua a ripercorrere la sua adolescenza quando solo lei lo comprendeva e lo sosteneva. Ammette di averne fatte di stupidate, ma di una cosa era certo e poteva anche giurarlo: l’amava.

Io non lo so cos’è che non va in me stasera:
è come se si fosse rotta la città,
per due come noi scappati presto dal quartiere
e che adesso non sanno nemmeno più come si fa
a stare insieme male.

Sente ancora di avere una ferita aperta e avverte un certo smarrimento: è come se nulla fosse come prima.

Gli viene in mente anche il quartiere di provenienza che, dopo la separazione, non vede più con gli stessi occhi di prima.

Rammenta una borgata che hanno lasciato da giovanissimi per cercare nuove dimensioni e un futuro diverso. Quel cambiamento gli ha fatto venire meno quel sano istinto di sopravvivenza che li faceva comunque stare bene, anche lì dove in realtà tanto bene non si viveva.

Se non ricordo male
ti ho dato tutto di me,
forse ti ho dato il peggio di me,
ché tanto il meglio era uguale.
Ora che piangi a fare?
Tutte le cose migliori e peggiori le ho fatte con te,
ma solo il meglio non vale.

Era talmente innamorato che si era totalmente affidato a lei, nel bene e nel male, anche se confessa tra le righe di non aver mai avuto una parte migliore: riteneva di essere inadeguato.

Quando dice «ora che piangi a fare», sembra rivolgersi a se stesso, recriminando su quanto ha perso. Rievoca ancora una volta che ciò che lo ha reso veramente felice è stato il periodo trascorso con lei.

Ma, malgrado tutto, questa storia è finita, come se non si fosse apprezzato abbastanza, da entrambe le parti, lo sforzo di fare andare bene il loro rapporto.

Tu c’hai l’anima pura e i piedi freddi,
io la pelle dura e poca cura dei difetti che ti vanno stretti,
e pure se ti specchi,
ti perdi la bellezza, quella vera,
che stasera solo tu rifletti.

La descrive sempre con grande sentimento, ne rappresenta la purezza e ricorda volentieri quei momenti in cui, accostando i suoi piedi a quelli di lei, li sentiva freddi, spingendolo dunque a quell’atto di cura tipico di chi vuole dare protezione.

Lui si racconta come un ragazzo dalla pelle dura, come una corazza, totalmente diverso da lei e pieno di difetti, quelle incomprensioni che probabilmente hanno determinato la rottura della storia.

Ne è sempre molto innamorato e, vedendola con gli occhi del cuore, non può che ammirare lo splendore di lei riflessa allo specchio.

E qualche volta sbagli il nome,
ferisci tutti, sì, ma non me,
e se lo chiedono rispondo
che in fondo c’avevamo ragione.

Forse, quando la loro relazione era in bilico, accadeva che lei gli si rivolgesse in malo modo, insultandolo, ma questo non sembrava dargli fastidio in quanto ne comprendeva il motivo.

E non lo chiedere a nessuno
a meno che non sia me,
e non lo chiederò a nessuno
a meno che non sia te.
Sì, perché non c’era nessuno,
c’eravamo io e te.
siamo sempre da soli
come nelle canzoni.

Conclude che quella storia li ha comunque fatti crescere, unendoli più che mai. Si appoggiavano l’uno all’altra e viceversa, si confidavano solo tra loro, sentivano di essere lì per aiutarsi entrambi.

Paragona questo loro isolarsi dal mondo come quello che avviene quando si compone una canzone o si ascolta un brano: ci si immedesima totalmente e non si dà più attenzione all’ambiente circostante.

Ma stare insieme male
non lo sappiamo fare.

Nonostante sia stata la storia più importante per lui, vuole evitare di stare insieme senza che li unisca qualcosa di grande e importante per entrambi. Perché farsi del male insistendo nello stare insieme se non è quello che entrambi vogliono? Quando una persona vuole andare, il vero amore è lasciarla fare.

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