Questa canzone dal tenore frizzante e appassionato alla vita, cela tra le righe diverse riflessioni a proposito del ritrovarsi a dover affrontare quelle difficoltà che alle volte ci sembrano insormontabili.

Anche se ci troviamo circondati di vita e con la vita dentro noi stessi, non è sempre cosa semplice tirarla fuori e assaporarla fino in fondo, in quanto l’esistenza ci pone dinnanzi a dei limiti e, tante volte, siamo proprio noi stessi i primi a imporceli, intrappolandoci in una spirale apparentemente senza via d’uscita di delusione verso noi stessi e ciò che ci st attorno.

Comunque andare non è solo un inno alla vita, ma soprattutto all’accettazione di essa in tutte le sue sfaccettature, tenendo sempre presente che “la ruota gira”, che i periodi di difficoltà non sono eterni e che anche in un grande dolore è possibile tornare alla vita e scovare delle piccole grandi cose che danno felicità.

Una delle chiavi di questo senso di pace con il mondo risiede nel fare pace proprio con se stessi.

Il brano è stato scritto da Elisa, che ha descritto ad Alessandra il significato della canzone:

Elisa mi ha detto: “Tu mi sai di comunque andare. Sei sempre felice e, anche quando sei lontana, ti sento vicina”. Collaborando ci siamo conosciute. Io voglio ballare e sudare: così abbiamo messo i miei e i suoi pensieri insieme ed è nato Comunque andare, un brano che mi rappresenta molto”
—Alessandra Amoroso

Fonte: Radio Italia

Comunque andare,
anche quando ti senti morire,
per non restare a fare niente aspettando la fine.

Il testo della canzone introduce immediatamente una situazione di sofferenza. Forse la protagonista ha vissuto una perdita, di qualsiasi tipo essa sia, anche soltanto simbolica.

L’allontanamento di una persona cara, lo spegnersi di un amore o un’amicizia, o anche un grande cambiamento sono tutte situazioni in cui si prova un senso di smarrimento tale da ridirigere tutta la propria energia verso pensieri negativi, verso un senso di perdita che inconsciamente ricorda quasi la “fine” per eccellenza, la morte, che si vuole evitare a tutti i costi anche metaforicamente, affannandosi per risalire di nuovo la china.

Andare,
perché ferma non sai stare:
ti ostinerai a cercare la luce sul fondo delle cose.

La canzone parla di una persona che, nonostante tutto ciò che ha passato, cerca in sé quella fiducia che serve a tornare di nuovo forte.

In realtà questa descrizione rappresenta ciascuno di noi, cioè l’essere umano in una delle sue caratteristiche più peculiari e nobili: il ritrovarsi a toccare il fondo e a sentire un impulso a risalire che spinge a rivoluzionarsi.

Trovare la luce sul fondo delle cose implica il cercare qualcosa di positivo anche in ciò che è più buio, giacché la luce simbolicamente viene dall’alto, ed è più difficile scorgere ciò che c’è più in “basso”. Tuttavia, per una reale crescita personale, è necessario fare chiarezza anche nelle parti più ombrose di sé.

Comunque andare,
anche solo per capire
o per non capirci niente,
però all’amore poter dire: “ho vissuto nel tuo nome”.

Affrontare le cose significa anche farlo senza avere alcuna cognizione di causa su come funzionino: alle volte può essere rischioso, ma spesso è soltanto così che ci si riesce a sbloccare da un’empasse e capire realmente cosa si vuole.

Ciò succede, ad esempio, quando ci si butta in una storia d’amore dalle premesse incerte. Secondo la canzone, per non vivere di rimpianti l’amore è una di quelle cose a cui bisogna darsi senza remore.

E ballare
e sudare sotto il sole,
non mi importa se mi brucio la pelle,
se brucio i secondi, le ore.

Non ci si vieta di stare sotto il sole solo perché si rischia una scottatura: lo si fa comunque, per il piacere di provare quella sensazione di calore e libertà che una spiaggia estiva può dare.

Lo stesso vale per le occasioni della vita: anche se alcune possono potenzialmente lasciare qualche graffio, vanno comunque vissute, perché tanto il tempo (i secondi, le ore) viene “bruciato” ugualmente, sia che le si faccia, sia che le si eviti.

Mi importa se mi vedi e cosa vedi:
sono qui davanti a te,
coi miei bagagli ho radunato paure e desideri.

Questa strofa indica la paura di mostrarsi nella propria interezza e autenticità, non solo verso qualcun altro, ma anche verso di sé.

Infatti il video della canzone suggerisce che il brano potrebbe essere rivolto alla cantante stessa, in quanto si vedono diverse versioni di se stessa mentre vivono umori diversi.

Comunque andare,
anche quando ti senti svanire,
non saperti risparmiare ma giocartela fino alla fine.

Si continua a ribadire che nelle cose bisogna provare e mettersi in gioco, anche quando sembra di stare perdendo la propria identità.

È attraverso prove ed errori che si capisce chi si è e si può plasmare il proprio contesto in base a ciò che si è scoperto di sé mano a mano.

Rimanere fermi non fa altro che tramutare anche soltanto piccoli dubbi in grandi vuoti esistenziali.

E allora andare,
ché le spine si fanno sfilare
e se chiudo gli occhi sono rose e il profumo che mi rimane.

Anche se, affrontando ciò che ci fa paura, sappiamo di farci del male, un po’ come quando tenendo una rosa ci si potrebbe pungere con le spine, alla fine quelle spine si possono sfilare. Rimane pur sempre un bel fiore, ovvero una rosa che, con il suo profumo, ci fa ricordare soltanto le cose belle vissute.

Comunque andare,
perché ferma non so stare,
in piedi a notte fonda sai che mi farò trovare.

La strofa si presta a una duplice interpretazione. Se la canzone è rivolta a un ipotetico partner, significa che lo si aspetterà qualsiasi siano le circostanze, per riaccoglierlo e perdonarlo, consapevoli della sua natura umana.

Se rivolto a se stessa, indica che la cantante si ritiene il proprio punto di riferimento, per cui si perdonerà anche quando le capiterà di commettere degli errori. Anziché cadere nella trappola di provare odio per se stessa, continuerà ad amarsi e a impegnarsi per stare meglio da quel punto in poi.

E voglio sperare
quando non c’è più niente da fare,
voglio essere migliore finché ci sei tu
e perché ci sei tu da amare.

Rivolgendosi alla parte migliore di sé, l’artista spera che questa rimanga inalterata nel tempo e che possa continuare ad accettarsi così com’è.

Dimmi se mi vedi e cosa vedi
mentre ti sorrido:
io coi miei difetti ho radunato paure e desideri.

Guardandosi allo specchio, l’artista dice a se stessa che ha finalmente trovato una sorta di serenità e maturità, mettendo insieme i cocci della sua vita, cioè le paure e i desideri, e dando loro un senso di coerenza che ad oggi la rendono quella che è, nel bene e nel male.

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