Il fascino del cattivo ragazzo con la scorza dura e il cuore tenero è sempre stato una sorta di archetipo. Ebbene, in questo testo Irama sembra ricalcarlo, un po’ come in altre sue canzoni (viene in mente Arrogante), condendo però il tutto con un dettaglio importante che si trova nel titolo della canzone e nel video: delle crepe che si formano sul viso e sulla pelle dei protagonisti.

In realtà Crepe è anche il nome dell’EP da cui è tratto questo brano. Il significato che il cantante dà a questo titolo è molto particolare, in quanto si rifà alla celebre pratica giapponese di riparare le crepe dei vasi rotti usando dell’oro colato, detta Kintsugi.

Le crepe danno un’accezione speciale sia a tutto l’EP che al singolo brano. Riguardo all’EP, la scelta di questo tema si riferisce ai generi variegati che compongono la carriera musicale del cantante, che mai ha voluto conformarsi allo standard di scegliere una sola nicchia musicale, quanto piuttosto di essere camaleontico nella composizione dei suoi brani, in base al proprio sentire del momento:

“[Di crepe] ne ho, come tutti, non sono perfetto. Ma appunto questo volevo sottolineare, che sono tante cose diverse che poi si uniscono in una persona e in un artista. Per cui spazio dal latin all’urban, dal rock al rap. Non c’è una sola etichetta che mi rappresenti totalmente, io sono un tutto fatto di tante cose diverse, e nessuna di queste canzoni può definirmi in pieno, tutte mi compongono”.
—Irama

Fonte: Repubblica

Il significato, invece, che l’artista dà alle crepe a livello personale è qualcosa di più profondo:

Avere crepe significa avere sfumature e mancanze, ed è quello che volevo far emergere con questo progetto, cioè mettermi a nudo, non nascondere i miei difetti ma esternarli insieme alle mie paure, alle mie sicurezze e insicurezze.
—Irama

Fonte: Il Popolo Veneto

Il video della canzone accompagna il testo mettendo in risalto il personaggio del “cattivo ragazzo”, perlomeno solo all’apparenza, vestito di pelle e borchie, che però si strugge andando avanti e indietro in un angolo della propria casa pensando a ciò che ha perso di più caro: la ragazza che ama, lasciandosela “soffiare” da qualcun altro.

Di me che ti è rimasto?
Credo soltanto il non fidarti di un bugiardo,
di me, di me. Ti sto chiamando,
ma non rispondi perché lui ce l’hai di fianco.

Quando finisce un rapporto, perlomeno nelle fasi iniziali dell’allontanamento, ciò che si ricorda dell’altra persona sono solo le sfaccettature negative.

In questo caso il protagonista è convinto che alla controparte femminile sia rimasto il ricordo di un ragazzo bugiardo, non degno di fiducia, come se lui fino a quel momento l’avesse soltanto presa in giro.

Quindi, nonostante lui provi a ricontattarla, lei nemmeno gli risponde, anche perché sicuramente sarà in compagnia della nuova fiamma.

E non ci credo che farai a meno di me,
un pugno crea le crepe contro la parete
e non lo vedi che in lui non vedi me:
digli che tu eri mia, mia.

Un pugno sferrato al muro crea delle crepe non solo letteralmente, ma anche metaforicamente, in quanto la rabbia incanalata in quel pugno equivale a mettere a nudo tutte le proprie emozioni: rabbia, tristezza, amore, gelosia, quindi le proprie crepe (debolezze) interiori.

Ed ora te ne vai con uno che un po’ mi assomiglia,
stanotte cerchi uno che un po’ mi assomiglia
ma non è me.

Secondo il ragazzo, lei starebbe cercando in un altro le stesse crepe del protagonista, quindi anche gli stessi difetti (si dice che proprio dei difetti ci si innamora), ma inutilmente.

Ed il tuo odore non se ne va,
non te ne andare, siamo a metà,
ché se ti scopri non finirà,
ma se lo scopre poi finirà.

Un rapporto finito, dal punto di vista di chi viene lasciato, sembra sempre un lavoro lasciato perennemente a metà, per cui l’unico desiderio che viene in mente è di volerlo continuare, possibilmente senza l’interferenza di nessun altro.

L’unico modo per venirsi incontro sarebbe quello di scoprirsi, non solo letteralmente, ma anche a livello di vulnerabilità, in modo da ritrovare ciò che un tempo univa.

Nella testa pensieri strani se mi tocchi con quelle mani,
poi mi dici che non lo ami, con il c**o sul suo Ferrari.
Perché non mi stai guardando?
Tanto nessuno a parte noi lo capirà.

Sembra che la ragazza dia al protagonista segnali contrastanti, come spesso accade quando non ci si sente completamente fuori da una storia. D’altro canto, però, si ritrova a godere di quelle amenità che la sua nuova fiamma le mette a disposizione.

Basterebbe uno sguardo con l’amato per ritrovare quell’intesa che li legava, anziché rifuggire anche solo dal guardarlo negli occhi, un po’ per orgoglio, un po’ per i sensi di colpa.

Aspetti il sole, sola con le luci spente,
quel fondotinta che non copre le tue scelte.
Ma eravamo sempre, noi eravamo sempre legati
come la strada ad un delinquente.

Il cantante sa che lei, nonostante la nuova compagnia, in realtà si sente molto sola e non compresa. La maschera che lei indossa (il fondotinta) da sola non basta per coprire le sue “crepe”, quindi le sue scelte, ciò che lei è come persona.

Lui continua quindi a sostenere che erano fatti l’uno per l’altra, forse anche in un modo un po’ disfunzionale, paragonando il proprio rapporto al legame perpetuo che c’è tra la strada e una persona poco raccomandabile.

Come te lo spiego?
Giuro, me ne frego.
Lo so che tuo padre preferisce quello scemo,
dice sarò sempre un delinquente coi segni sulla pelle.

Anche se tutto il mondo, compresa la famiglia di lei, sembra remare contro la coppia, il protagonista non demorde.

Il video approfondisce il significato delle crepe nel momento in cui i due arrivano a toccarsi e le crepe si fanno più evidenti, come se il contatto così ravvicinato abbia permesso a entrambi di vedere l’interiorità dell’altro e ritrovarsi complici, anche nel dolore, soltanto per un momento.

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