Decenni è un viaggio nei ricordi, innescato sfogliando vecchie foto, guardando vecchi film.

Tuttavia il ricordo del passato è, per l’appunto, solo un ricordo e, come tale, è anche un racconto distorto che si ripercorre nella propria mente.

Tra nostalgia e poesia, Amedeo Minghi dà voce a questo testo, dal sapore a tratti malinconico, scritto insieme al paroliere Panella.

La canzone coincide con il titolo all’album da cui è tratto, Decenni (1998), di cui fa parte anche il celebre brano Un uomo venuto da lontano, dedicato a papa Giovanni Paolo II.

Inizialmente, la canzone sembra rammentare, esaltandoli positivamente, tutti gli aspetti che hanno fatto parte di quei decenni ormai andati.

Ognuno di essi è stato una pietra miliare e nessuno di quegli anni d’oro sembra voler tornare mai più.


Tradiscono i decenni
saranno gli anni fa

In un primo momento non è ben chiaro cosa i decenni tradiscano.

Tradiscono una condizione fisica che non coincide più con l’età di quegli anni passati? Tradiscono, forse, un pensiero di ciò che è stato e che non sarà più?

È forse che ci si sente traditi, a causa di tutti i cambiamenti che il tempo ha portato con sé, spazzando via le tracce di ciò di cui si è stati testimoni?

Cosa tradiscano davvero sarà cristallino alla fine del brano, quando il significato del testo sarà completato dall’intero snodarsi della canzone.

Il tempo li fa belli

Il ricordo di un ricordo non è fedele all’originale. La nostra mente modifica e dà nuova forma ai ricordi ogni qual volta essi vengono richiamati alla memoria.

Pertanto, capita che li faccia belli, ovvero li renda patinati, in quanto vengono caricati di un significato emozionale speciale, legato non tanto ai fatti oggettivamente avvenuti, quanto all’interpretazione attuale degli stessi.

Questi anni non li avrai
se non li perderai

Per averli, i ricordi vanno persi, cioè vanno spesi, trascorsi. Il passato è tale in quanto sfugge: si rivela solo nelle nostre fantasie e nelle tracce che, volenti o nolenti, trasciniamo con noi nel presente.

Tradiscono i decenni
Vedrai che ti vedrai

Ti vedrai in quel periodo che ha fatto parte della tua vita perché, pur in epoche differenti, eri sempre tu.

nel taglio dei capelli

Minghi è noto per il look iconico di portare il codino. Inoltre, i decenni a cui sembra riferirsi riguardano soprattutto gli anni Sessanta, come si evince anche dalle figure presentate nel video ufficiale della canzone.

In quest’ultimo, infatti, compaiono (in ordine sparso): Vittorio De Sica, Elvis Presley, Totò, Anna Magnani, Marilyn Monroe, John Fitzgerald Kennedy, Sophia Loren, Clark Gable, Marlon Brando, Sean Connery.

In quegli anni, in primis con il Sessantotto, si è costituito un movimento socio-culturale che, tra i vari simboli caratteristici, contemplava i capelli lunghi come riferimento alla “devianza” sociale.

Ahi, quanti ne tagliai

Al di là dei riferimenti storici, tagliare i capelli è qualcosa che si fa durante la vita.

Look dopo look, taglio dopo taglio, viene scandita la crescita e, quindi, il tempo che passa.

Nel mentre la canzone
l’estate è bella assai

Mentre scorre la canzone, nel mondo lì fuori – nel presente – è estate.

Nel mentre la canzone
e tu scontenta stai
prestata agli anni tuoi

Il destinatario della canzone – che, a quanto pare, è una donna – è anche la protagonista del brano stesso.

Le riflessioni, infatti, sebbene cantate da Minghi, originano in realtà dall’insoddisfazione di questa donna che, pensando ai tempi ormai andati, resta prestata agli anni suoi, ovvero non in grado di godersi il presente come dovrebbe, ritenendolo forse non all’altezza delle bellezze sperimentate nel passato.

Poi dopo penserai
quel certo sole dov’è mai
negli anni, gli anni tuoi che vivi dopo
in penombra, sfogliando foto
riguardando un film?

Si rivede sempre il passato come se fosse bello perché è stato vissuto mentre, ancora, il futuro è incerto.

Mentre si ascolta la canzone, in quel passato ci si rivede e, intanto, manca profondamente, tant’è che lo si continua a descrivere negli aspetti più dolci, quelli più belli e salienti – come i film e le canzoni.

Ripercorrendo il passato attraverso le foto, esso sembra luminoso in quanto in esse vengono immortalati solo i momenti di maggiore felicità e quelli che hanno segnato le tappe più importanti.

Adesso, la donna sta riguardando quelle foto nelle penombra di una stanza, o nell’oscurità di una vita – oscurità intesa come incognita del futuro.

Questi anni ormai finiti
che non c’è vita più
ma strampalati miti

Una buona parte di quei ricordi sono rimasti dei miti.

Alcuni di quei personaggi degli anni ’60 non sono neanche più in vita.

e quanti ne vedrai
passare e andare via

Di miti, nel corso degli anni futuri, se ne vedranno altri. Vengono ricambiati continuamente.

Probabilmente un giorno, nei prossimi decenni, si ripercorreranno i miti attuali (al momento “nuovi”) con lo stesso sapore amaro di quelli precedenti, in quanto anch’essi diventeranno “passato”.

È inevitabile che, a un certo punto della propria vita, si tenda a fare un resoconto e si tirino le somme.

Spesso questo bilancio lo si fa sui personaggi portanti dell’epoca, magari cantanti o attori poiché, ad esempio, nelle canzoni ascoltate insieme qualcuno a cui si è voluto bene – le cosiddette colonne sonore della propria vita – è presente anche la voce di questo o quell’artista. Lo stesso vale per i film.

La storia è lì che sta
in un disegno che guardai
L’estate è bella assai
e la canzone i minuti della mia vita
tenera con me

Ciò che ha riportato indietro nel tempo il cantante è stato, evidentemente, attenzionare un disegno che ha rappresentato una parte della sua vita. Vita che, fondamentalmente, è stata generosa con lui: fino a questo momento gli ha concesso ciò che ha desiderato.

Tradiscono i decenni
Puoi farci quel che vuoi
ma non ci fai l’amore
perché quegli anni mai
ti amarono così

Si amoreggia con qualcuno con cui si condivide qualcosa – qualcuno vivo e vegeto.

Il passato, invece, è cristallizzato e si può ricordare – amare, ma non farci l’amore – così com’è stato: non lo si può cambiare.

Guardandomi da qui
non è sicuro c’ero anch’io

Osservando il se stesso di un tempo, l’artista si rende conto di non essersi accorto del tempo che passava perché era impegnato a vivere il presente.

È come se quel tempo non lo si fosse vissuto e fosse volato via.

Guardandolo da qui
fu un bel decennio troppo allegro
ma non mi pare
io non lo notai

Se invece osserva dall’esterno il decennio,  sembra che i tempi passati siano stati molto allegri, molto positivi, ma la sostanza non cambia: egli non ci ha comunque fatto caso.

Nel viverlo, forse, non ha saputo coglierne l’aspetto gioioso e allegro. Nel vederlo adesso, con la maturità del poi, si è reso conto che è stato un periodo veramente felice, ma sembra che in quel momento non sia stato capace di trarne l’essenza.

L’ha vissuto come tutti gli altri decenni, come una qulasiasi routine di cui apprezza solo ora la malinconica bellezza.

Tradiscono i decenni
Decennio che volò
nell’auto e sulla moto
su quei modelli andò
stilistico volò

Il riferimento potrebbe essere ai modelli e i modi di vestire dell’epoca.

Fatico a ritornare
ed erano anni miei
decennio che è passato
sfrecciato, andato via
Questi anni non li avrai

Quando si vive molto intensamente e freneticamente qualcosa, spesso si fatica a riconoscersi. È come se avesse trascorso molto tempo nella frenesia più totale, quindi non si è potuto soffermare a riflettere, a vivere bene quel momento, a fissarlo. È passato velocemente, quasi come una moda («stilistico volò»), tanto da non poterlo nemmeno apprezzare quanto avrebbe voluto.

Questi anni non li avrai
se non li perderai

Tornano i versi portanti della canzone: da qui ad altro tempo arriverà un momento per fare un bilancio della “nuova” vita passata, ma l’artista – e chiunque altro – arriverà sempre alla medesima conclusione: non potrà godere del dolce ricordo di un passato se non lo vive, “perdendolo”.

È ormai chiaro che la frase ricorrente «tradiscono i decenni» non implica un tradimento. Tradire è usato nel senso di rivelare, mettere qualcosa in luce.

Ciò che rivelano sono amabili ricordi, dolciastre sensazioni legate al passato e, sopratutto, un’amara ma necessaria presa di coscienza del presente.

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Decenni (Amedeo Minghi)
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1 commento

  1. Grazie,Sonia! Antonella, Alessia e io abbiamo assaporato e apprezzato la tua analisi. Se prima questa canzone mi piaceva assai, ora me la sento totalmente mia perchè essa risveglia in me le impressioni vissute dall’autore negli anni novanta quando ha pubblicato l’opera, i quali coincidono, essendo lui quasi un mio coetaneo, con i miei stati d’animo nel cominciare a prendere coscienza dello scorrere inesorabile del tempo, superata la soglia dei cinquata anni. Sei stata molto brava nel cogliere i molteplici stati dell’animo fotografati dall’autore. Molti spunti mi erano sfuggiti; grazie alla tua disamina ne ho preso piena coscieza e compreso perchè questo pezzo musicale rappresenta il mio preferito in assoluto.L’autore ha scritto per sè e non sa che lo ha fatto anche per me per la mia sensibilità e la mia capacità emotiva . Pensi che ci sia un modo per dargliene atto ,oppure è del tutto inutile? Illuminante ,oltre che interessante e gradevolissima ,mi è apparsa la tua interpretazione del verbo “Tradire”: nel mio percepire le emozioni, essa allevia , se non l’angoscia, il peso umano della “Nostalgia” quando si appropria dell’animo.
    Grazie, carissima,ti abbracciamo tutti con affetto assieme ai tuoi meravigliosi genitori

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