Damian Giovanni Pietro, in arte Sangiovanni, ha rilasciato il suo primo inedito scritto durante la permanenza nella scuola di Amici, nella sua ventesima edizione.

Amici 20 è noto per essere una fucina di idee e talenti: in questo caso, a dare l’ultimo soffio di vita alla canzone è stato il produttore di Guccy Bag, che descrive così il procedimento che ha portato a questo brano:

In studio diamo un senso a quello che ci succede. […] Sangio quel giorno mi ha parlato di lei, ha messo in gioco un pezzo di sé e io, che non me la cavo con le parole, l’ho interpretato, l’ho tradotto e gliel’ho restituito in suoni.
—Bias

Fonte: Witty TV

In merito al significato della canzone, invece, Sangiovanni spiega che si tratta della descrizione di un rapporto felice, sereno, in cui la fiducia regna sovrana e i due partner sono d’accordo sul non nascondersi nulla, mantenendo questo “patto” anche attraverso lo scambio di doni materiali, che rappresenterebbero comunque una metafora dell’amore.

Guccy Bag è un pezzo felice. Esprime appieno ogni lato dell’amore ai primi albori. Un amore giovane, fresco, ancora non consumato con una voglia matta di crescere. Nel ritornello avviene uno scambio di cure reciproche, il cucire le ferite, la promessa di non mentire in cambio di ricchezza materiale che non è altro che una metafora che rappresenta una forma di love, LA MIA.
—Sangiovanni

Fonte: Witty TV

Penso che sei più bella di me,
penso che il passato faccia male,
ma ora sono qui per dirti:
ti regalo una bag di Gucci se mi togli i dubbi,
se mi cuci i buchi, se mi chiudi le ferite.

Il protagonista ammette di sentirsi in difetto rispetto alla propria ragazza, così bella rispetto a lui. Sembra anche che, in passato, abbia subìto diverse delusioni d’amore.

Adesso, però, tutto ciò che conta per lui è che dall’altra parte ci sia trasparenza, voglia di impegnarsi per far sì che il rapporto funzioni, magari riuscendo anche a risanare le proprie vecchie ferite.

Il valore della fiducia reciproca è immenso, tanto da essere paragonato a quello economico di una borsa Gucci, con la “i” volutamente trasformata in una “y” a mo’ di presa in giro: d’altronde, un oggetto materiale non potrà mai veramente sostituire i sentimenti reali tra due persone.

Non amo le luci, no amo le bulls**t,
non mi dire le bugie: sono più felice.

Il detto meglio un’amara verità che una dolce bugia qui calza a pennello, perché l’artista preferisce incassare una verità anche se scomoda, piuttosto che finire come in uno di quei rapporti in cui si fa buon viso a cattivo gioco senza essere mai sinceri, di fatto mettendo in pericolo il rapporto come una spada di Damocle costantemente sospesa su di esso.

Le bulls**t sono le «cavolate», intese come bugie, raggiri.

Devo preservarmi per salvarmi da diversi drammi,
devo stare attento pure agli altri.
Non voglio giocare un’altra volta a scacchi, se no poi ne usciamo matti.
Voglio diffidare causa al mio passato, che non è passato dopo anni.
Non voglio arrivare a fare un’altra guerra, quindi depongo le armi.

Anziché restare con la guarda alta, il cantante decide di attuare una strategia diversa, abbandonandosi a ciò che questa relazione gli può dare senza stare perennemente sulla difensiva.

Forse soltanto così potrà goderselo appieno, anche se ciò significa ignorare le delusioni del passato e rinunciare a complicate tattiche amorose per cercare di preservare il proprio orgoglio.

Per il protagonista l’amore non è una guerra, quindi vale la pena deporre le armi e gettarsi a braccia aperte in questa nuova esperienza.

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