Sebbene di questa canzone non sia mai stata data un’interpretazione ufficiale, quelle tradizionalmente affibbiatele sono di stampo anarchico (rifiuto dell’autorità), positivista (puro altruismo e buon cuore) o cristiano (parabola evangelica).

Il brano è stato pubblicato nel 1970 e, qualche anno dopo, è stato ampliato musicalmente dal gruppo Premiata Forneria Marconi (PFM) in una versione che, da quel momento in poi, venne eseguita nei concerti dallo stesso De André.


All’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

La prima strofa ci introduce al personaggio del pescatore, oltre che allo scenario (la spiaggia) in cui si svolge tutta la vicenda.

L’«ombra dell’ultimo sole» si riferisce all’imbrunire o, secondo alcune speculazioni, all’ultimo giorno della vita.

Questo pensiero sarebbe in linea con l’interpretazione secondo cui il «solco lungo il viso» non rappresenta soltanto una profonda ruga, tipica dei pescatori che stanno tutto il giorno sotto il sole, bensì una ferita.

Venne alla spiaggia un assassino,
due occhi grandi da bambino,
due occhi enormi di paura:
eran gli specchi di un’avventura.

Il pescatore viene raggiunto da un uomo, subito etichettato come “assassino”, il quale però presenta caratteristiche che non sembrerebbero ascrivibili a questo tipo di ruolo.

Paragonare gli occhi dell’assassino a quelli di un bambino significa, infatti, considerarli innocenti, rendendo questo personaggio una sorta di controsenso.

Un omicida, inoltre, non ha la paura nello sguardo, a meno che non si tratti di un individuo che sia stato costretto a compiere un atto che non apparteneva al suo modo di essere.

E chiese al vecchio “dammi il pane,
ho poco tempo e troppa fame”
e chiese al vecchio “dammi il vino,
ho sete e sono un assassino”.

L’uomo chiede al pescatore di rifocillarlo, perché non ha tempo da perdere – più avanti scopriremo che è in fuga.

Per convincerlo, dice di essere un assassino, quasi a volergli mettere paura.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno,
non si guardò neppure intorno,
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva “ho sete e ho fame”.

Il pescatore, ancora assopito, si sveglia con estrema flemma e, come se fosse abituato a ricevere richieste del genere, non volge nemmeno lo sguardo verso il malvivente.

Con naturalezza gli versa del vino e spezza del pane, gesti che richiamano l’eucaristia.

L’interpretazione cristiana del testo rimanda infatti alla figura del «pescatore di uomini», espressione con cui Gesù Cristo ha apostrofato i suoi primi apostoli (Luca, 5, 10).

In tal senso l’assassino, cioè un peccatore, potrebbe essere ciascuno di noi che cerca redenzione.

E fu il calore di un momento,
poi via di nuovo verso il vento,
poi via di nuovo verso il sole,
dietro alle spalle un pescatore.

Il gesto del vecchio riscalda il cuore di entrambi per un breve frangente, finché l’assassino non torna alla fuga, ripensando a tratti al pescatore.

L’interpretazione positivista del brano acclama il buon senso e l’empatia insiti nell’essere umano.

Il pescatore, pur sapendo di avere davanti a sé un individuo che ha compiuto un atto così efferato come un omicidio, decide comunque di vederlo come “persona” prima che come “criminale”.

È come se il pescatore non si ritenesse degno di poter giudicare l’assassino, per cui lascia prevalere l’istinto di fornirgli quel minimo di assistenza e di tacere di fronte alle guardie.

Dietro alle spalle un pescatore
E la memoria è già dolore,
È già il rimpianto di un aprile
Giocato all’ombra di un cortile.

Mentre si lascia alle spalle ciò che ha appena vissuto, l’assassino torna con il pensiero al proprio passato.

Il rimpianto si rivolge figurativamente al mese di aprile, cioè la primavera, espressione con cui De André indica spesso la giovinezza.

Il periodo che avrebbe dovuto essere il più bello della sua vita è stato invece trascorso all’ombra di un cortile, probabilmente quello del penitenziario.

Vennero in sella due gendarmi,
Vennero in sella con le armi,
Chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.

Il pescatore viene avvicinato da due guardie sulle tracce dell’assassino e, con pacata indifferenza, decide di non fornire loro alcuna informazione in merito.

L’interpretazione anarchica del brano è legata proprio allo sprezzo di De André per il potere strutturato, già manifestato in numerose altre sue canzoni.

Il brano potrebbe dunque riferirsi a un vecchio saggio che, sapendo cosa significa vivere la vera “vita di strada”, decide di considerare l’assassino semplicemente un uomo e assisterlo in quel breve momento in cui gli viene richiesto supporto.

I poliziotti rappresentano la forza coercitiva a servizio di un potere superiore.

Nella visione del pescatore, infatti, non è detto che l’assassino sia il vero criminale, né che la giustizia ufficiale rappresenti ciò che è davvero giusto, per cui egli decide di ignorare la richiesta delle forze d’ordine di “fare la spia” e fingersi ignaro di tutta la situazione.

Ma all’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Si ripete la prima strofa.

Stavolta, però, quel «solco lungo il viso» lascia l’interpretazione aperta riguardo alla possibile morte del pescatore, per mano dell’assassino se non dei gendarmi stessi.

Questo tipo di lettura è in genere poco appoggiata ma, trattandosi di De André e della sua tendenza a lasciare libera interpretazione ai propri brani, non è comunque da escludere.

Il figlio di De André, Cristiano, ha confermato la lettura della canzone in chiave cristiana:

[…] il ‘pescatore’ era Gesù Cristo, viene da una novella ecclesiastica.
—Cristiano De André

Fonte: HuffPost

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Commenti

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Americo
Americo

Dietro alle spalle un pescatore
E la memoria è già dolore
È già il rimpianto di un aprile
Giocato all’ombra di un cortile

Secondo me le ultime due righe parlano non di carcere ma di un ricordo d’infanzia che sovviene all’assassino (forse in conseguenza del gesto d’affetto del pescatore); ricordo doloroso, in questo frangente, perché lo riporta a un’epoca di cortili giocosi.

onorio rocca
onorio rocca

Sono affascinato dal linguaggio che usa il De Andre`. A prima vista puo` sembrare intricato forte da spiegare e pare che ,egli voglia, includere politica, religione ed altro nelle canzoni, invece no. secondo me il pescatore e l’assassino, sono la stessa persona ed e` una storia di vita e di morte, tutto qua. il giovane se stesso viene a chiedere il conto al vecchio, viene a chiederne perdono e ricnciliazione, appunto il pane e il vino, per i sbaghli e magari lacune di una giovinezza. Perdono che il vecchio si rifiuta di cedere, perche`amareggiato per non aver potuto fare di… Leggi il resto »

adriano
adriano

Può essere giusto, eppure mi chiedo come può De Andrè pur così ricco, giocare nell’altro campo, un vero precursore della sinistra che si riunisce a Capalbio ed ha il Rolex al polso.

Gianfranco
Gianfranco

Perchè secondo lei è di sinistra Trump con i suoi rubinetti d’oro, i grattacieli pacchiani e i miliardi frodati al fisco? Le persone che si riuniscono a Capalbio vivono in luoghi ben meno lussuosi di quello che lei immagina e nella stragrande maggioranza dei casi i soldi li hanno guadagnati con la loro cultura e competenza, perchè, vede, la cultura vera ammette come differenza tra le persone solo la conoscenza e la competenza, e giudica le persone solo per azioni e intenzioni, non per pelle, religione, passaporto o censo. Chi ha cultura vera ed empatia, come li aveva di Andrè,… Leggi il resto »