Ogni rosa ha le sue spine, e così accade anche nella vita: quando si investe fortemente in qualcosa, come ad esempio un rapporto affettivo, vederlo incrinarsi davanti ai propri occhi può far piombare in un forte senso di sconforto.

Malgrado la chiusura di un capitolo, però, dopo l’iniziale scoraggiamento bisogna rendersi conto che ci sono tante altre cose per cui vale la pena vivere. Si può tornare a farlo nonostante si prendano cantonate e delusioni.

È questo di cui parla Ermal Meta in Io mi innamoro ancora: quel «gli voglio bene» martellante, riferito praticamente a tutto, indica che ognuno deve cercare di apprezzare ciò che ha, che gli è rimasto e che può ancora scoprire, a partire da ciò che è più psicologico o astratto (come la vita stessa) per finire a ciò che di più materiale esiste (la macchina, la casa…). Anche gli oggetti fanno parte di un legame con la vita.

Questa canzone parla della voglia di ricominciare. Che altro possiamo fare? Ci sono pezzi di viaggio che compi con alcune persone e che a volte finiscono. Ma per quanto mi riguarda non esistono conclusioni, solo inizi.
—Ermal Meta

Fonte: Donna Moderna

Il video raffigura situazioni di stampo emozionale diverso: una famiglia felice, un ragazzo che va solitario sullo skateboard, una ragazza delusa.

Alla fine, però, tutti si ritrovano nel raduno della vita, in un punto di incontro che collima in un’esplosione di colore.

Ciascuno di loro si rende conto che vale la pena vivere per qualcosa, per qualcuno. Quei colori sono quelli che la vita offre e che è bene accettare e saper cogliere.


Sopra l’amore non c’è, non c’è
una scommessa su cui puntare.

Non si può scommettere su una relazione pensando che andrà necessariamente bene.

Qualsiasi cosa si intraprenda, compreso un rapporto d’amore, ha le sue incognite. Si può sperare, ma non ci si può aspettare, che durerà in eterno.

Nel video, la classica “famiglia felice”, il ragazzo solo e la ragazza triste sono semplicemente tante sfaccettature di rapporti affettivi andati bene e andati male.

Sotto le scarpe non c’è, non c’è
un’altra storia da calpestare.

Quando si subisce una delusione e si perde qualcosa, ci si sente come se sotto i propri passi venga a mancare un sentiero ben definito, finendo per camminare a vuoto e sentirsi demotivati.

Avere una situazione ben chiara, un rapporto saldo, una certezza nella vita, è un modo per sentirsi più sicuri di dove si sta andando; perdere tutto questo ha lo stesso sapore dello smarrimento.

E tu lo sai che il tempo non ci ferma,
non funziona.

Il tempo non ferma la vita: la vita continua.

Non ci si può arrestare perché una cosa è andata male: potrebbe ancora esserci dell’altro che può andare bene.

Foto postata da Ermal Meta su Instagram.

E poi lo sai che io…
io mi innamoro ancora.

Il cantante ha deciso di continuare ad apprezzare tutto ciò che gli sta attorno e che, mentre si sentiva ancora triste, non riusciva più a vedere con occhi limpidi.

E alla mia macchina gli voglio bene,
e a questa vita io gli voglio bene,
e alla mia casa io gli voglio bene
anche se non c’è il mare.

La macchina è qualcosa di materiale, la vita è qualcosa di spirituale, la casa è a metà tra le due: un luogo materiale, ma che sottintende il legame con il proprio “porto sicuro”.

Ermal passa in rassegna tutto ciò che la vita gli concede, anche ciò che non è perfetto: riesce, ad esempio, ad apprezzare una casa che non rientra totalmente nei suoi gusti poiché non si vede il mare, probabilmente perché abituato a vederlo quand’era ragazzino (si è trasferito a Bari all’età di 13 anni).

Per quanto sia improbabile che il cantante, da studioso di lingue, abbia deciso di disseminare di errori il testo di una sua canzone, ha causato alcune perplessità il pronome «gli» al posto di «le», scelta generalmente motivata come licenza poetica.

In realtà l’uso di «gli» al posto di «le» non è scorretto, sebbene poco usato poiché arcaico.

L’uso di «gli» come femminile singolare, tradizionalmente condannato dai grammatici, è di antica data ed è pienamente giustificato dal punto di vista etimologico (derivazione dal latino singolare «illi», anche femminile).

L’utilizzo di «gli» per «le» è sentito più scorretto perché ha subito e continua tutt’ora a subire una maggiore censura scolastica; quindi se ne tende a sconsigliare, nella maggior parte dei contesti, l’impiego.

Fonte: Accademia della Crusca

E alla mia squadra io gli voglio bene
anche se non vince mai.

Il cantautore riuscirà ad apprezzare persino i fallimenti della sua squadra del cuore.

Io tifo per il Bari, che gioca in serie B. Simpatizzo per il Napoli.
—Ermal Meta

Fonte: All You Can Pop

Nella mia testa che c’è, che c’è?
C’è una playlist di canzoni nuove
che parlano di me, di noi.

Nei suoi ricordi, però, si affolla tutto ciò che parla di lui insieme alla persona da cui si è allontanato.

Cominciano allora ad addensarsi tantissime emozioni da mettere in musica. Da questa negatività, infatti, può nascere qualcosa di positivo per lui: delle nuove canzoni, dei nuovi racconti di vita.

La musica ci cambia, ci trasforma,
non ci abbandona

Anche se la musica racconterà qualcosa di più triste, farà comunque parte del cantante, perché è qualcosa che lo completa.

Io gli voglio
bene come il cielo,
bene come il sole,
come un bimbo al suo pallone,
bene come una canzone,
come al primo amore.

Il cantautore non smetterà mai di amare, esattamente con la stessa ciclicità con cui esistono il cielo e il sole.

Torna il binomio spiritualità/materialità: il cielo e il sole sono immensi e spirituali, mentre il bambino vuole bene al suo pallone come qualcosa di materiale, ma a cui è legato anche affettivamente (spiritualmente) perché lo rende felice.

Il verso del pallone alla fine della canzone diventa «…come Totti al suo pallone», chiaro riferimento al celebre giocatore della Roma.

Anche se una persona può sentirsi inaridita, come se non avesse più niente in cui sperare e credere, tutto ciò che la circonda continuerà a esistere proprio come il cielo, il sole e l’amore che ancora dev’essere ancora dato, e di cui l’individuo stesso, uscendo dal proprio guscio di negatività e rimpianti, può farsi foriero.

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