Per capire cosa intende trasmettere Salmo con il brano Kumite, è necessaria una breve premessa sull’artista e sul significato della parola scelta per il titolo.

Il trentasettenne Maurizio Pisciottu, in arte Salmo, è un rapper sardo molto discusso e, per certi versi, apparentemente istrionico. Si è dedicato anche a fare il deejay, l’attore e il regista, iniziando con la direzione del videoclip musicale di Lorenzo Cherubini Sabato.

La scelta del suo pseudonimo l’ha chiarita lo stesso cantante attraverso la sua pagina ufficiale Facebook. Da quanto dichiarato, “Salmonlebon” deriva dalla modifica parziale del nome del cantante dei Duran Duran, Simon Le Bon (fonte: Lettera43).

Il significato della parola Kumite, che dà il titolo alla canzone di Salmo, ci riporta immediatamente al karate e, infatti, questo termine viene tradotto con la parola “combattimento”, ma in realtà si compone della parola “kumi”, che significa “mettere insieme”, e della sillaba “te”, che significa “mano”.

Quello che colpisce di tale spiegazione e che probabilmente ha indotto il cantante a scegliere questo titolo è lo scopo del kumite che, diversamente dal vero combattimento – in cui si abbatte l’avversario – predilige la crescita reciproca dei praticanti.

Considerato che il testo della canzone si concentra su un legame amoroso passato che lo stesso cantante ha definito un “amore kumite”, è intuibile una sorta di scontro/incontro che gli ha fatto nascere tanti dubbi, fornendogli anche degli spunti di riflessione che man mano vengono svelati.

Lo sai, ho la testa malata, lo sai, non voglio pensarti.
Il problema è che ti ho trovata, ma ho continuato a cercarti.
Mi sono perso sul fondo, ho fatto a pezzi le foto:
ogni istante acquista valore solo se diventa un ricordo.

Assorto nei ricordi, Salmo inizia una conversazione virtuale con la ragazza con cui ha avuto una storia travagliata, ora passata.

Definisce sconsiderati i propri pensieri, imponendosi di non pensarla. Al contempo, però, fa una considerazione su questo rapporto: gli è ora chiaro il motivo per il quale, pur avendo trovato ciò che lui considerava un amore, ha continuato comunque ad andare alla ricerca di qualcosa di diverso, in quanto insoddisfatto di quella conoscenza.

Nel corso di quella relazione sente di aver toccato il fondo: a volte ha anche estremizzato delle reazioni personali, strappando delle foto.

Allora fatti da parte, giro solo, sto meglio,
voglio farmi del male, restare tre giorni sveglio.
Stanotte ho perso le chiavi, un biglietto sul parabrezza:
“Vuoi qualcuno che ti ami o che lenisca l’insicurezza?”.

Riassume quelle sensazioni stabilendo che preferisce stare da solo, piuttosto che farsi del male portando avanti un legame che gli fa passare notti insonni e lo distrae fino a perdere le chiavi della sua auto, per poi trovare un biglietto sul parabrezza con su scritto: “Vuoi qualcuno che ti ami o che lenisca l’insicurezza?”

Non dormo già da un po’ in questo stupido motel.
Secco come un “no”, sai che ho dubbi come un “forse”.
Sto provando ancora a dare un senso:
mi uccide se ripenso che sei
la fine del mondo come i Maya.
Fuggiamo da questa topaia, siamo i Die Hard.
Conta solo su di te, mica su di me.

Continua il travagliato tormento mentre rimane sveglio in un motel. Sostiene che, malgrado le sue certezze, in realtà questa storia gli crea molti dubbi, molti “forse”. Cerca di dare un senso a questi pensieri turbolenti che, purtroppo, gli fanno ancora male pensando a lei.

Ancora più male lo fa stare l’idea che lei fosse per lui unica e che entrambi fossero duri a morire, come quando si promettevano reciprocamente di sostenersi.

Questo è un amore kumite, baby, è un kumite
Fine del mondo come Maya,
l’ultimo tiro che mi sdraia.

La conclusione è che il loro amore è un kumite, una lotta che per lui si tramuta anche in uno scontro interiore perché deve combattere con ciò che prova e ciò che gli viene offerto.

Sembra che l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso sia stato un “tiro” mancino di lei, un’ultima malefatta che lui ha dovuto subire. Al tempo stesso, “tiro” potrebbe riferirsi all’essersi lasciato andare all’ottundimento della coscienza.

La tempesta è passata portando via il mio rispetto,
sei la persona sbagliata al momento perfetto.
Lo sai che passano gli anni e tu non sembri la stessa,
stretta dentro i tuoi panni brilli solo di luce riflessa.

Dopo tanto tribolare, sente che la tempesta è passata e si è affievolito anche l’amore che provava, comprendendo che forse stava con la persona sbagliata. La incontra a distanza di tempo e la vede diversa, non riuscendo più a idealizzarla.

Dicevi: “La mia vita non è niente di che”,
allora dimmi perché stavi proprio con me.
Sì, l’amore è vile, dove vuoi fuggire?
Sparo ancora versi a colpi di fucile,
solo rose in fiamme strette sulle spine.
Scrivo con il sangue la parola “fine”.

A volte si domanda cosa la spingesse a stare con lui e, per far fronte a queste domande, risponde in rima scrivendo versi a raffica, imprimendo col sangue la parola “fine”.

Il video ha una rappresentazione triste, anche nei colori della camera in cui si vede una persona di spalle, seduta davanti a un monitor illuminato e rivolto verso una finestra. Tutto intorno il caos e bottiglie vuote abbandonate per terra, segno di tempo trascorso in solitudine e sconforto, nell’incuria più totale. Ci sono addirittura delle grandi ragnatele sul soffitto.

È come se il protagonista, immerso nei pensieri, stesse scrivendo al computer il testo di questa canzone, aspettando il momento fatidico in cui segnerà la parola conclusiva “fine”, sia alla storia che al brano.

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