I testi di Francesco Gabbani sono sempre sul pezzo: attuali, dinamici, giovani e incisivi, dei veri e propri spunti di riflessione. La sua musica è trainante, coinvolgente e dal ritmo avvincente. Ogni suo brano rimane impresso nella mente e si accenna già dopo il primo ascolto.

Il nuovo singolo La rete, malgrado sembri ironico, è molto profondo e affronta una condizione sociale in cui ormai tutti siamo intrappolati, proprio come catturati in una rete che ci tiene uniti ma distanti, tra maglie più o meno larghe dalle quali, se solo lo volessimo, potremmo riuscire a scappare e a tirarci fuori.

La metafora è certamente riferita ai social network che ci rendono schiavi e alla rete Internet che ci consente di fare ogni cosa, tra cui rimanere tutti connessi ma separati. Ci porta a creare comunità affollate, ma isolate; ci concede di espletare ogni nostra funzione vitale come fosse la vetrina per eccellenza.

Ci fa credere di navigare in un mare, per scoprire poi che si tratta di una pozzanghera in cui si sguazza da mattina a sera pensando di essere liberi come i pesci, ma basta poco per essere presi all’amo e, cosa più cocente, non c’è un pescatore a fare questo: siamo noi stessi a imprigionarci, vittime del nostro condizionamento e della nostra mente inappagata.

Gabbani racconta così il significato di La rete:

“Mi piacerebbe che questa canzone potesse fornire un piccolo aiuto per chi ha voglia di intraprendere un percorso di illuminazione personale. La rete è una condizione mentale in cui talvolta ci ritroviamo intrappolati, complice l’autosuggestione distorta spesso fornita dall’avere un’identità sdoppiata in rete, nel web. Un buon punto di partenza verso la via della liberazione è acquisire la consapevolezza che i nostri pescatori siamo proprio noi stessi perché spesso siamo noi la causa del nostro essere intrappolati”.
—Francesco Gabbani

Fonte: TV Sorrisi e Canzoni

Cercare la realizzazione in una vita,
trovare un senso che giustifichi questa fatica
sull’orlo di un oblio fatto di pregiudizi.
Baciare in bocca i vizi
cadendo negli abissi.

La propria realizzazione si fatica a conquistarla: a volte si impiega tutta la vita perché questo accada. Si sta come in equilibrio tra silenzi e pregiudizi, si soffre per non cadere negli abissi, si vive spesso tra vizi e stereotipi.

Gli abissi della mente sono fiumi d’acqua pura:
seguire la corrente,
gestire la paura,
paura di quello che in fondo non conosci.
Non siamo mica pesci,
ma rimaniamo
tutti i giorni in rete.

La nostra mente ha molti “solchi”: delle vallate profonde percorse da fiumi nei quali ci immergiamo seguendo la corrente. Spesso, per riuscire ad ambientarci in contesti che non conosciamo, decidiamo di darci una direzione seguendo ciò che fa la massa. Il problema sorge nel momento in cui lo facciamo per sfuggire all’incognita che siamo noi stessi ed evitare di affrontare i nostri problemi personali.

Ci confessiamo
tutti i giorni in rete,
ci innamoriamo
tutti i giorni in rete
e ci incazziamo
tutti i giorni in rete.

Stando collegati in rete, ambiente che amplifica ogni nostra emozione e che ci consente di assumere anche un’identità sdoppiata, tutti i giorni noi “ci confessiamo” perché è un modo come un altro per manifestare le proprie debolezze che, altrimenti, non riusciremmo a confidare, rimettendole a messaggi confinati ora su un social, ora su un profilo, o lasciando commenti.

“Ci innamoriamo” perché si ha modo di conoscere moltissime persone, frequentare chat dove la forza sta, almeno inizialmente, nell’anonimato e, per chi ha delle fragilità emotive, questo sicuramente lo agevola.

“Ci incazziamo” poiché davanti a uno schermo si può esprimere anche un disappunto che diversamente non si avrebbe il coraggio di esternare.

Ma il pescatore chi è?
Il pescatore chi è?
Il pescatore sei te.

Parlando di “rete” viene spontaneo pensare a un “pescatore” e, in effetti, se ci riflettiamo meglio, uno sembra esserci anche nella rete telematica: qualcuno che gestisce i nostri impulsi, che cattura la nostra attenzione, che ci fagocita l’interesse.

Se però ragioniamo un po’, è facile capire che il pescatore siamo noi. Ci prendiamo all’amo da soli, abbocchiamo esattamente come fa un pesce davanti all’esca, soprattutto quando questa è stuzzicante.

Passare il tempo galleggiando in una bolla,
capire frasi che son vittime di copia incolla,
lasciarsi andare ad emozioni virtuali
ed essere leali
con grafiche speciali.

In fin dei conti, per gli habitué del mondo virtuale, è come galleggiare in una bolla: si rimane relegati nel proprio mondo.

Mettiamo impegno anche nel cercare di interpretare i pensieri altrui quando lasciano dei commenti, che il più delle volte frutto di un copia e incolla. Più che opinioni personali, infatti, spesso vengono espressi pensieri già confezionati e sentiti mille altre volte, che però abbiamo fatto passivamente nostri.

Alle volte ci si esprime anche mediante gif, emoticon o altri aspetti grafici e con effetti speciali (filtri).

Incuriosirsi della vita di ogni altro
per aumentare i tuoi seguaci e fare il salto,
mostrando un volto che tu in fondo non conosci.
Scappare come i pesci
e rimanere
tutti i giorni in rete.

Stare in rete ci ha resi più curiosi, non solo del potenziale che c’è intorno a noi, ma anche e soprattutto della vita dei nostri simili.

Alle volte, pur di fare il cosiddetto salto di qualità e avere più followers, si fa di tutto: si mostra anche l’aspetto più personale e, invece di allontanarsi da questa trappola chiamata rete, si continua a rimanervi dentro, condividendo spaccati della propria quotidianità, pur consci del disinteresse altrui.

Può bastare un Hare Krishna
con un po’ di Ho’oponopono
per entrare in connessione
col tuo lato un po’ più buono.

Il cantante in questa strofa suggerisce, tramite vari riferimenti alle filosofie orientali, di entrare in comunione con una parte più profonda di sé, in modo da sganciarsi dal proprio ego e slegarsi dal narcisismo che ci spinge a mettere la nostra vita a nudo sui social.

L’Hare Krishna è una particolare branca dell’induismo, così come l’Ho’oponopono è una pratiica hawaiana dedicata a ritrovare l’armonia interiore. Entrambi sono dei mantra, cioè delle espressioni in genere considerate sacre o dai poteri benefici, da pronunciare per evocare determinate emozioni e circostanze.

Per svegliarti all’improvviso
all’ombra dell’ultimo sole
e capire che sei tu il tuo pescatore,
e non scappare come un pesce
e rimanere
tutti i giorni in rete.

In questa strofa Gabbani stizza l’occhio a Fabrizio De André, usando il verso “all’ombra dell’ultimo sole”, che fa da incipit al celebre brano del cantautore intitolato Il Pescatore (vedi anche il significato de Il Pescatore di Fabrizio De André).

Se prendessimo coscienza di avere un problema nella gestione del tempo e delle cose che facciamo in rete, forse ci sveglieremmo all’improvviso e capiremmo che gli artefici delle nostre azioni siamo solo noi. Capiremmo che quel pescatore che ci tende l’amo è la parte di noi che, pur temendo di rimanere incastrato nelle maglie di una rete, non fa nulla per liberarsene.

Il video è stato scritto e ideato da Gabbani. Per poterlo girare ha dovuto dare prova di coraggio, come racconta per Radio Italia:

“Mi sono divertito soprattutto nella prima parte: parto da un pizzo sulle Dolomiti, in Alta Badia. Amo quei luoghi. È stato anche adrenalinico perché mi hanno portato con un elicottero e una guida alpina. Però è stato pure faticoso perché nella clip corro continuamente: al secondo giorno con l’acido lattico nelle gambe non è stato facile andare avanti. Sono completamente soddisfatto, è una cosa abbastanza rara: vedere il risultato finito è sempre strano ma mi emoziona. Ho realizzato la clip con il mio amico Daniele Barraco, fotografo e regista. Infatti le immagini sono bellissime. Rappresentano la fatica necessaria per attraversare la vita e arrivare al mare, dopo il cammino impervio e le cadute. La caduta che vedete nel video l’ho dovuta fare 4-5 volte: qualche livido è rimasto… mi sono scoperto stuntman di me stesso!”
—Francesco Gabbani

Fonte: Radio Italia

Attivando i sottotitoli del video ufficiale, è possibile leggere ulteriori dettagli su come è stato realizzato e sui luoghi protagonisti:

Per arrivare sul picco del Dënt de Mezdí in Alta Badia, Francesco e la sua troupe hanno preso un elicottero. Raggiungere questa cima è particolarmente difficile, grazie all’aiuto di un’esperta guida alpina, Francesco è tra i pochi che sono riusciti a firmare il Libro di Vetta presente sulla sommità. La location con il ruscello di montagna, presso il Rifugio Scotoni, è un luogo particolarmente visitato dai turisti. Fortunatamente l’esatto punto scelto durante il sopralluogo era privo di visitatori. Per girare le riprese in montagna, Francesco e lo staff si sono spostati principalmente in jeep. Diverse sono le locations scelte in Alta Badia: Valle di Mezdí, Vallon, Alpe Lagazuoi, Prati dello Störes, Armentarola. La troupe correva costantemente dietro a Francesco con uno stereo portatile per permettergli di seguire la traccia della canzone. Le riprese aeree sono state registrate con un drone. Per avere più riprese e angolazioni delle scene della montagna, Francesco è dovuto salire e scendere più volte. Che faticaccia! Dato il periodo di raccolta dei semi, Francesco e lo staff hanno rischiato di non trovare più i Girasoli. […] Le previsioni davano brutto tempo sui campi di grano di Lajatico (Pisa). Per fortuna, il tempo si è stabilizzato poche ore prima dell’inizio delle riprese. Gli ulivi sono gli alberi preferiti di Francesco. Sono per lui simbolo di forza e produttività. La scena della caduta presso il Fiume Magra (Santo Stefano di Magra, La Spezia) è un’allegoria sul fermarsi, risollevarsi e partire da zero. […] Francesco è sempre bagnato perché rappresenta il pescatore che, catturato dal mare, fa un lungo viaggio per connettersi con se stesso. Francesco ha dei bellissimi ricordi infantili legati a Torre del Lago Puccini, luogo dove viene girata l’ultima scena del videoclip. […]

Fonte: YouTube

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