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Siamo qui (Vasco Rossi)

La canzone Siamo qui di Vasco Rossi cristallizza un periodo e un tempo che ci ha cambiati, una condizione mutevole in cui ognuno di noi si è trovato (e si trova) immerso, ma che conosce appena.

Siamo reduci da un lockdown, stremati da privazioni materiali e umane. Abbiamo sentito il peso dell’angoscia e della paura. Siamo stati catapultati in ambiti a noi sconosciuti che ci hanno segnato ma che al contempo ci hanno impedito di arrenderci.

Questo singolo di Vasco è frutto di un periodo di solitudine in cui tutti siamo stati confinati troppo a lungo, in cui abbiamo avuto paura gli uni degli altri pur se uguali, sentendoci smarriti e persi.

La scelta del titolo è così spiegata da Vasco:

«Il titolo sarebbe stato ‘Siamo qui pieni di guai’, ma poi mi hanno convinto a cambiarlo. L’ho scritto prima della pandemia ed è una canzone d’amore sulla condizione umana. È la più intensa dell’album, che è costruito intorno».
—Vasco Rossi

Fonte: Sky TG24

Il testo racconta varie tematiche, e le analizza, seppure sinteticamente, cercando di sciogliere dubbi e diffidenze. Le simboleggia nel video, svelando tutto un passaggio di emozioni e di intenti.

Come fare a districarsi in questa situazione? Occorre lavorare su se stessi, cercando di conoscersi quanto più possibile. Per poter raggiungere simili obiettivi è importante non avere pregiudizi e tenere la mente sgombra.

Il brano inizia con un «siamo» figurativo: Vasco si rivolge alla collettività, mai al singolo. Sa di essere un’icona, di avere un certo ascendente su chi l’ascolta e, anche con questi versi concisi ed efficaci, sa di poter ancora una volta richiamare l’attenzione su ciò che vuole esprimere: la condizione umana.

Siamo qui, pieni di guai,
a nascondere quello che sei dentro quello che hai.
Ma com’è, ma cos’è, ma dov’è?

Prende atto di ciò che è l’essere umano: saturo delle proprie fragilità. Fatichiamo fingendo chi non siamo fino a quasi non riconoscere noi stessi.

Siamo qui, soli e delusi,
a confondere quello che sei dentro, quello che usi.
Ma com’è, ma cos’è?

Malgrado siamo la generazione dei “connessi”, alla fine ci si rende conto di quanta solitudine ci assale, della delusione cocente nel dover riconoscere che siamo esseri confusi.

Puoi rispondermi? Puoi rispondermi?
O vuoi nasconderti?
O vuoi proteggerti?

Noi le domande a volte ce le poniamo («ma com’è, ma cos’è, ma dov’è?»), le reclamiamo dai nostri interlocutori, ma non siamo in grado né di darci risposte, né di riceverle. Ci nascondiamo forse per proteggerci.

E quando non lo sai neanche perché lo fai,
ti basta piangere oppure ridere.
E quando non si può, quando ti dico no,
ti vuoi nascondere, ti vuoi proteggere.

Siamo talmente turbati che, per sfuggire ai nostri impulsi, ci rifugiamo nel pianto o nella risata senza averne motivo, così come quando non riusciamo a darci risposte e a trovare soluzioni.

Siamo qui, poveri eroi,
a difendere quello che poi non dipende da noi,
ma lo sai, ma lo sai.

Puoi rispondermi? Puoi rispondermi?
O ti preoccupi?
O vuoi nasconderti?

Ci battiamo per difendere e conquistare diritti e giustizia, ma ciò che non dipende da noi non possiamo difenderlo. Lo sappiamo ma perseveriamo.

E ancora, rivolgendosi a un interlocutore ipotetico, il cantante chiede risposte: vuole sapere se la mancanza di reazione è dovuta alla preoccupazione che pervade o alla decisione di nascondersi, dunque di non voler affrontare il problema.

Non rispondermi, no, non rispondermi,
puoi proteggerti, puoi nasconderti.

Consapevole che non avrà le risposte che rivendica, trae da solo le conclusioni e lascia libero l’immaginario interlocutore di non esporsi, di proteggersi e di nascondersi: un modo come un altro per non voler affrontare le difficoltà, ma anche un modo per fermarsi e riflettere sulla propria identità.

Il video, girato sul Ponte dei 21 archi, una tratta ferroviaria dismessa della Puglia, si potrebbe definire una bomba. Inizia proprio così: con un’esplosione.

Ciò che rimane dopo questa deflagrazione sembra essere sconvolgente. Una donna in sottoveste bianca si avvicina a un catino di metallo pieno di un liquido nero, che sembra acqua contaminata, in cui vi immerge le mani tingendole di nero, come fosse petrolio. Osserva le sue mani e le affiorano ricordi.

Inizia qui la musica melodica, quasi nostalgica, mentre dall’alto spicca una strada ferrata, al centro della quale si trova il cantante con il capo coperto dal cappuccio di una felpa, come fosse in atteggiamento difensivo, schivo. Lo toglierà subito dopo e inizierà a muoversi sui binari.

La donna, che inizialmente sembra essere l’unica sopravvissuta, camminando scorge sul terreno dai colori torbidi e rossastri un rosario e lo prende in mano. Sembra alla ricerca della fede perduta: si incammina e vede una ragazza di spalle pregare davanti a un altare con un candeliere e delle candele accese. La ragazza probabilmente ha già trovato quella fede tanto anelata.

Altro tema che sembra emergere quando la donna trova per terra quattro dadi, raccogliendoli, è quello della ludopatia, una piaga che sconvolge profondamente l’esistenza umana. La sua memoria svela l’immagine di due uomini intenti a giocare, uno di loro sicuramente prossimo a perdere e dunque a dannarsi l’anima.

L’oggetto successivo che troverà lungo il suo cammino è una fune aggrovigliata. Cerca di trovare il bandolo e inizia a sfilarla. Contemporaneamente si nota un uomo che tende una corda: è un equilibrista che prova a stare in equilibrio, cercando di trovare l’armonia. La ragazza di prima prova a dipanare quella fune come a simboleggiare che con impegno si può anche provare a fare chiarezza dentro di noi e a dissipare i dubbi.

Mentre la donna procede con fare curioso ma anche spaventato, davanti a lei c’è lo sbocco del tunnel che sta attraversando: in fondo si nota la scritta luminosa “Siamo qui”, come a indicare la via d’uscita che ancora non imboccherà.

L’argomento che attiene alla connessione perenne in cui ormai tutti gravitiamo, è introdotto da un cellulare che la ragazza trova per terra, con una chat aperta in cui vi sono delle domande senza risposta, proprio come spesso accade quando si pensa di essere vicini perché “collegati”, mentre si è solo più distratti e anche più soli.

Domande alle quali la ragazza sembra non voler rispondere, tanto che legge fugacemente ciò che c’è scritto, ovvero: “dove sei?”, “puoi rispondermi…”, “o vuoi nasconderti?!”, ma lascia cadere il cellulare per terra senza raccoglierlo, come per sfuggire alle risposte.

Il pitone che striscia accanto alla ragazza mentre è distesa per terra, standole pericolosamente vicino, potrebbe simboleggiare le tentazioni che ci vedono ogni giorno protagonisti, volenti o nolenti, e dalla quale sfuggire non è facile. Ci mettiamo alla prova quotidianamente.

A questo punto del video, ad avere i dadi sono in mano è Vasco: li lancia in aria e non si cura di accertarsi del risultato ottenuto. Sembra voler dire che, qualunque sia il risultato, alla fine ognuno deve trovare dentro di sé la strada per uscire dal tunnel e, infatti, la ragazza si avvia verso quell’uscita superando l’arco su cui c’è ancora scritto “Siamo qui”.

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