Anche Madame, una giovanissima cantautrice e rapper di Vicenza, ha scelto uno pseudonimo. Il suo vero nome è Francesca Calearo.

Il suo genere è molto particolare e il suo stile molto originale.

La collaborazione di Madame e Sfera Ebbasta ha dato vita al brano Tu mi hai capito, una canzone a due voci che sembra avere il sapore di una raccolta di emozioni per entrambi.

Si tratta di una ballad dal sound malinconico, in cui prevale la melodia di un pianoforte in sottofondo che esalta maggiormente le voci e potenzia il ritornello martellante e puntuale sulla parola “capito”, che è la chiave del pezzo. Risalta l’importanza di capirsi, comprendersi e accettarsi nelle relazioni.

Il testo è semplice, quasi lineare, privo di metafore e dunque capace di arrivare direttamente all’ascoltatore. È per metà interpretato da Madame, così come il ritornello, e per l’altra metà da Sfera Ebbasta.

I destinatari di questo scritto sembrano essere diversi per ognuno dei cantanti. Entrambi si rivolgono a una figura femminile: potrebbe trattarsi della musica e/o di un rapporto sentimentale o amicale.

Non desterebbe alcuna sorpresa se Madame si rivolgesse a una ragazza, poiché lei stessa non ha mai fatto mistero di amare sia gli uomini che le donne, così come ha asserito in un’intervista parlando del suo primo amore per il suo allenatore di pallavolo:

“Io 14 anni, lui 30. M’innamoro, comincio a lavarmi, una volta ogni due giorni invece che una al mese. Mi trucco per andare a pallavolo. Gli scrissi: “A 18 anni potrò darti un bacio?”. Poi, arrivata ai 18, già ero innamorata della professoressa di matematica. Mai avuto problemi maschio-femmine, semplicemente le donne etero sono più difficili da raggiungere, e quello era il mio scopo”.
—Madame

Fonte: Zerouno TV Music

Perché solo tu l’hai capito,
pure se mi vedi poco
tu mi hai capito,
e pure se ti vedo poco
tutto ho capito.
A furia di cercarti per il mondo,
l’ho conosciuto a fondo e l’ho dato a te
che hai capito.

L’inizio della canzone è cantato da Madame, che considera la destinataria del brano come l’unica in grado di capire la cantante, nonostante – a quanto pare – le due si vedano poco.

La ricerca spasmodica di ciò che Madame desidera l’ha spinta a viaggiare molto e acquisire nuove esperienze, tanto da sentire il bisogno di dedicare tutto ciò a questa fantomatica figura, come ringraziamento per averla compresa così bene.

Al semaforo verde non ho mai accelerato,
la paura di schiantarmi contro un “no” detto male.
Sarà che nel più bello mi fotte l’idea
di non vedere luce mentre sono in apnea.

In questa strofa il riferimento della cantante è alla gestione delle proprie emozioni e azioni: manifesta la sua cautela negli approcci, per evitare dei dinieghi inopportuni e per non rovinare i momenti belli, cioè quelle situazioni piacevoli che la lasciano senza fiato e che ha paura di sciupare.

Baby so che mi vedi,
riconosciuta tra tanti volti.
Ridimensiono il mio passato per te,
ne vali la pena forse.
Mi aspetto nulla,
però dammi tutto.
C’è quell’intesa dagli occhi:
potrei pure farti felice.

È chiaramente la descrizione di un’intesa tra due persone che si vogliono, la rappresentazione di dubbi e al contempo certezze, una sorta di complicità e chimica che si ingenera tra due persone.

L’artista spiega con pochi tratti ciò che uno sguardo profondo può fare per rendere felici, una felicità che la cantante intende prendersi e donare senza riserve.

Consumo le suole dietro ad un sogno più grande di me
in giro pure se piove,
di notte e di giorno
per prendere il mondo e smezzarlo con te.
La mia vita è crazy.

Da questa strofa inizia la partecipazione di Sfera Ebbasta, che pone diversamente l’attenzione sul suo passato. Ne parla anche lui, ma si sofferma sul rapporto con quella che, in questo caso, sembra la sua relazione con la musica e l’ascesa alla sua popolarità.

Racconta della sua caparbietà nel ricercare e raggiungere il sogno di poter fare musica; descrive il suo girovagare, di giorno e di notte, senza concludere nulla. Non ha mai pensato, però, che si trattasse una perdita di tempo: aveva voglia di condividere questo suo sogno, ma al contempo si rendeva conto della sua vita trascorsa follemente.

La tua vita, baby,
non voglio mischiarla con tutti sti guai,
quindi ti dico che è meglio che vai,
cancelli il numero e non mi richiami, no.

A questo punto è come se volesse scindere le due persone o le due personalità, come se volesse alzare un muro per non mischiare la sua vita precedente con quella che adesso è rappresentata dal successo ottenuto.

In un certo senso, è come se volesse mettere da parte il passato.

No no, sai che tutto dura poco
e che non si spegne il mio fuoco
quando ripenso a quegli anni senza soldi in tasca
con il frigo vuoto.
No che non so comportarmi,
vengo dai palazzi ma è pieno il mio conto
e mi ricordo come ridevano di me per le scarpe che avevo addosso.

Il passato di Sfera, però, sembra ritornare impetuoso nei sui ricordi, quando ripensa agli anni difficili anche economicamente, quando non aveva alcuna disponibilità e non poteva nemmeno sostentarsi. Ricorda ancora quando lo prendevano in giro anche per il suo abbigliamento.

Ora che fondamentalmente ha ciò che desiderava, cioè il successo e il conto in banca pieno, sa bene che non deve crogiolarsi sulla scia del successo, in quanto tutto potrebbe durare poco.

Pure se mi vedi poco tu hai capito,
chissà se davvero non mi hai mai tradito
o se lo dici per farmi stare tranquillo.
In questi anni ho perso ben più di un amico,
ho perso me stesso più qualche accendino.
La vita ti dà e poi ti toglie,
per questo ho paura di starti vicino.

In questo verso il cantante sembra rivolgersi al suo alter ego, una parte di se stesso che non ha mai tradito e da cui non ritiene di esserlo mai stato.

Fa un rapido resoconto, concludendo che la nuova versione di Sfera, quella che ha inseguito e raggiunto il successo e la celebrità – che lui un po’ teme, perché pensa che la gloria non duri poi tanto se non si ha la capacità di saperne centellinare gli effetti –, lo ha reso un po’ più solo, ha perso degli amici e a tratti anche se stesso.

Il video punta su un effetto magnetico di quello che sembra essere un dettaglio di un occhio, in particolare della pupilla e dell’iride, come se solo guardandosi a lungo negli occhi si riuscisse a parlare e a dirsi tante cose, creando un effetto ipnotico.

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