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Una grande festa (Luca Carboni) – Significato canzone

Le canzoni tipiche dell’estate non si smentiscono mai: sdraio, ombrellone e un testo leggero.

Anche Una grande festa rispetta questi elementi, tranne per il bizzarro particolare che tutto si svolge su una spiaggia artificiale, quasi aliena, e che il testo del brano è come se negasse se stesso.

Nel video si assiste, infatti, alle riprese di una scena tipica da mare, che però fa parte di un set cinematografico molto spoglio e triste.

Sembra, inoltre, che la Terra sia ormai desolata, tanto da presentare un paesaggio brullo e rossiccio, forse più tipico dello scenario marziano.

Il divertimento estivo viene rappresentato come forzato, finto, effimero, a confronto con tematiche ben più importanti affrontate nel brano.

Il testo della canzone contorna il video di tante brevi denunce allo stato attuale delle cose, compreso il fatto che nelle canzoni pop (come questa) è quasi “vietato” parlare di argomenti di un certo spessore.

Parlare della sfiga
proprio non si puòm
e la morte non è mai stata un argomento pop,
Rabbia e protesto non sono proprio al top.
il dolore e l’ingiustizia, no,
non brillano neanche un po’.

Difficilmente le canzoni pop racchiudono in sé significati considerati “pesanti” e, se lo fanno, vanno a toccare argomenti “politicamente corretti” come l’amore o la rabbia.

È abbastanza raro riuscire a esprimersi in una canzone estiva mettendo in luce i problemi che ci circondano, in quanto sembrerebbe tutto troppo triste.

Carboni spiega i versi così:

«Nel pop bisogna cercare di dire delle cose e non altre, sottostare a delle regole. Un po’ come succede ai bambini, sanno che non devono dire le parolacce e chiedono: “È vero che non si può dire…?” (una parolaccia) e in questo modo comunque la dicono. […] La sofferenza non fa parte di un pezzo pop, altrimenti diventa un pezzo cantautorale. […] Alla fine questa è una canzone da cantautore vestita da pezzo pop».
—Luca Carboni

Fonte: TV Sorrisi e Canzoni

In modo volontariamente mal celato, il cantante cita così tutta una serie di sentimenti forti e negativi (la sfiga, la morte, la rabbia e il dolore), come a volerli negare ma, di fatto, nominandoli.

Io ti dico “lo so”,
ci ho provato ma no,
i tempi son duri per non avere il sorriso sul viso.
Ma che caldo che ho,
dammi una bomba pop,
c’è la voglia di agosto che mi brucia nel petto.

In tempi in cui da ogni parte si è bombardati da notizie drammatiche, dai social ai notiziari in TV, l’unica cosa che potrebbe lenire per qualche minuto la sensazione di angoscia è l’ascolto di una canzone dal tenore leggero.

È importante che si tratti di un brano davvero incisivo, di una «bomba pop» in grado di far esplodere lo spirito dell’estate.

Tutti vogliono una grande festa,
un’estate tridimensionale,
Ma cosa te lo dico a fare?
Ma vieni su su, vieni quassù.
Il mondo aspetta una grande festa,
una bomba nucleare e noi che ce ne andiamo al mare.

Anche se l’idea di far festa a suon di musica può sembrare superficiale, in realtà è anch’esso un modo di unire le persone.

Non si tratta di dimenticare ciò che ci circonda, bensì di ricordare ciò che ci accomuna: la musica tende a far andare tutti d’accordo e promuove un senso di condivisione, durante la quale ogni dissapore e preoccupazione passano in secondo piano.

Gli esseri umani sono tristi per natura,
ma il pop è qui per dimostrarci che non è poi così dura.
Ero tentato ma no,
e va bene, lo so.
Ma come è bella la vita
e la tua faccia alle 6 di mattina.
È una notte che no,
Ma che sete che ho.

Nonostante il senso di precarietà che ci attornia, anche l’ascolto di una canzone più commerciale può servirci da ispirazione per vivere qualche attimo di serenità, ascoltandola da soli o insieme alle persone a noi care.

È questa la funzione della musica. Questa canzone è nata […] per gioco. Eravamo tutti insieme stavamo lavorando sul’idea di creare un testo con un gioco ironico tra le cose che si possono dire e il concetto della festa. (Fonte: ibidem)

Al termine del video troviamo Luca Carboni con la bandiera italiana, sempre immerso nel paesaggio distopico, in piedi su una piccola barca appartenente al Dadaumpa Village, stabilimento balneare di Fiumicino.

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